COMBATTIMENTI 13/10/19

Questo week end è stato carico di eventi sportivi internazionali, eventi che hanno messo in risalto lo sport da combattimento e i suoi eroi.
Il mio maestro Giorgio Petrosyan si è riconfermato campione del mondo per ONE Championship.
Anche noi oggi abbiamo avuto l’onore di gareggiare, l’onore di mettere in gioco i nostri sforzi e il nostro impegno quotidiano.
Il nostro Team si è distinto e ha mostrato atleti di qualità! Ed io sono orgoglioso dei miei ragazzi.

MARCO AMEDURA GRAPPLING: Fermo da molto tempo dalle gare, riparte oggi la sua sfida al mondo delle arti marziali contro un purista, un grappler esperto.
Il match è molto equilibrato tecnicamente e Marco ascolta ogni singolo consiglio; difende bene mostrando tutte le sue capacità tecniche.
Nella lotta in piedi Marco è indubbiamente superiore e piazza due attacchi alle gambe da manuale. La sua assenza dalle scene lo tiene giustamente in difesa e non mostra molti attacchi al suolo. Nessuna finalizzazione: pareggio.

STEFANO MIRABELLA K1 LIGHT: Stefano combatte nel light contact il suo secondo match, il primo è stato interotto dopo un minuto per eccesso di contatto da parte del suo avversario, quindi ufficiosamente questo è il suo esordio.
Stefano tira bene considerata l’esperienza di gara e scambia bene.
Il verdetto è un paereggio.

ALESSANDRO ALBANESE K1: Alessandro non sale sul ring da un anno e mezzo quasi e oggi ha combattuto meglio di sempre, ha dimostrato di essere migliorato vincendo ogni ripresa con la testa. Il lavoro paga sempre. Vittoria meritata!

COMBATTIMENTI 30/06/19 COPPA PETROSYAN

Quest’oggi siamo andati a combattere a Boffalora il leggendario luogo nel quale il fumettista Tiziano Scali ha ambientato il suo romanzo “della morte, dell’amore” storia dalla quale poi lo stesso Sclavi ha reinventato il personaggio di Dylan Dog, fumetto di grande successo.
Leggendaria era anche la palestra Hurricane di Alessandro Meda, noto coach di boxe e kick boxing, che ospitava l’evento. Il ring da 6×6 pareva immenso tanto da rendere i contendenti visivamente “piccoli” all’interno dello stesso. Affisse sui muri decine e decine di foto di campioni della boxe del passato, tappezzano le pareti del locale donandomi una sensazione di profondità. Guardandoli rievocavo con la memoria tutte le storie che ho letto nel corso degl’anni, storie di uomini leggendari, di imprese eroiche, di racconti commoventi.
Arriviamo a Boffalora solo in tre: io, Matteo e Diego.
L’organizzazione di Fight1, federazione Top che gestisce i migliori eventi in Italia, è formidabile: attenta, precisa, severa e giusta.
Ci presentiamo al peso e Matteo sfora di 1,5kg! Il coach del team avversario dice che se non scende di peso non accetta il match! Poco tempo, rapide soluzioni: corsa, corda.
E così per quaranta minuti Matteo corre sotto il sole e salta la corda in mezzo alle campagne, un contadino passa e ci saluta in un dialetto incomprensibile. Sono le 13:15 e il caldo è estenuante anche solo stando fermi a guardarlo muoversi.
Arriviamo sulla bilancia dopo 40′: 79,9Kg ci siamo!
Faccio sedere Matteo lo asciugo e lo faccio reidratare lentamente, carboidrati dopo un 45′ min e una bustina di zucchero un’oretta prima del match, lentamente Matteo recupera e sembra aver superato la spossatezza.
Nel frattempo tocca a Diego iniziare.

DIEGO CARNOVALE: Combatte nel light contact. Per tutto il match Diego si muove con eleganza, efficacia e fiducia in se stesso. Tiene bene la distanza gira e combina colpi di braccia e gambe in maniera composta. Rappresenta bene la nostra scuola e i miei insegnamenti dimostrando al pubblico, alla giuria e al team avversario educazione e sportività. Vince senza dubbio alcuno regalandomi tanta soddisfazione.

MATTEO MAZZA: Nel primo round Matteo piazza buoni colpi con le gambe, sullo scadere della ripresa, proprio un secondo prima del gong, azzecca un diretto sinistro che fa tremare le fondamenta del suo avversario che si aggrappa alle corde per non cadere. Nella seconda ripresa l’avversario alza il ritmo e scarica potenti colpi di braccia, un colpo segna Matteo sotto l’occhio destro. Nella terza ripresa durante un accorciamento della distanza Matteo sgancia un diretto sinistro che piega l’avversario sul posto mettendolo knockout. Mentre l’arbitro conta, sento il tempo ripartire; per qualche secondo dentro di noi il tempo si è fermato, un frammento di infinito si è incastrato nelle nostre memorie, un colpo solamente, forse neanche tra i più puliti, si prende la gloria di una storia di sport che io e Matteo ricorderemo per sempre. L’avversario ci riprova, Matteo è all’angolo neutro che aspetta e io gli grido: “calcia al viso, calcia al viso! Subito!”. Due calci fanno barcollare le ultime speranze e del suo avversario che al secondo conteggio non alza la guardia all’8 dell’arbitro.
Vittoria per Ko tecnico! Matteo torna all’angolo, ci abbracciamo consapevoli di aver dato senso a tutti i sacrifici fatti, di aver rivendicato qualcosa per noi stessi, qualcosa di immateriale, qualcosa di profondamente valido: la stima e la fiducia.

COMBATTIMENTI 10/06/19

In questa domenica di questo giugno piovoso siamo tornati nuovamente suoi tappeti di gara.
Oggi non abbiamo vinto e non abbiamo perso, ma ciononostante abbiamo creato ottimi confronti sportivi.
Come dice il detto: “o vinci o impari”, oggi abbiamo avuto modo di centrare meglio ciò che va migliorato.

STEFANO MIRABELLA: Stefano è al suo esordio, non ha mai tirato e quindi deve rompere il ghiaccio. Purtroppo però questo avviene in modo duro in quanto il suo avversario carica i colpi, segnandolo al naso, e viene richiamato e dopo poco si arriva rapidamente alla squalifica. Peccato perchè Stefano si stava muovendo bene.
Dopo il match mi sono messo a discutere con il coach del nostro avversario, insistendo sul fatto che se esiste una differenza tra light e contatto pieno deve essere rispettata e insegnata in primis in palestra dal maestro…
Questo approccio eccessivo non da modo al match di concludersi e a Stefano di entrare nella gara completamente.
Doppia squalifica!

EMANUELE MOGAVERO: Durante i preparativi ci viene detto: “Se siete pronti vi facciamo combattere, perchè il vostro avversario è un maestro e deve seguire i suoi ragazzi!!”.
Tolta la premessa, Ema attacca per tutto il tempo, sta quasi per tirare fuori un’ altro coniglio dal cappello, ma un errore gli fa perdere la presa, senza finalizzazione non si vince: incontro pari!

MATTEO MAZZA: Combatte contro un avversario francese esperto, oggi abbiamo chiesto di alzare un pò il livello e la possibilità di poter affrontare un avversario più impegnativo.
L’avversario calcio forte, Matteo è migliore di braccia. A conti fatti ho assegnato la prima ripresa al francese, la seconda e la terza a Matteo, ma il pari che abbiamo ricevuto dalla giuria, si può accettare!
Matteo combatte bene e grazie a match come questo può crescere e fare meglio.

COMBATTIMENTO MMA 18/05/19

Oggi la nostra scuola ha accompagnato Emanuele Mogavero al suo esordio di MMA a contatto pieno.
Arriviamo al palazzetto alle 15:30 e combattiamo intorno alle 19:00.
In molti sono venuti a sostenerci ed Emanuele è concentrato e deciso.

Il match è tutto a favore di Emanuele che domina ogni tentativo di atterramento da parte del suo avversario, resiste e ascolta i miei consigli alla lettera non lasciando spazio di espressione al suo opponente.
L’insistenza dell’avversario lo espone a molti colpi e lo fa cadere in una ghigliottina serrata, quasi allo scadere della seconda ripresa Emanuele sottomette il suo avversario che resta impiccato.
Un ringraziamento a: Manu, Marco, Ivan, Cap, Mircea, Ricky, Guglielmo per il sostegno e a Matteo per l’angolo tenuto insieme a me.
A voi il video!

1°round

2°round

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IL SEGRETO PER OTTENERE CIO’ CHE CI SI PREFISSA

Il segreto per ottenere ciò che ci si prefissa è la costanza!
Detto così sembra scontato, è vero, ma è davvero l’unico “segreto” al quale prestare attenzione.
Però serve, come per ogni cosa, saper interpretare correttamente la chiave di lettura di questo concetto fondamentale.

Lungo il mio percorso ho ottenuto buoni risultati in ogni sfida o traguardo che mi sono prefissato di raggiungere e questo ha caratterizzato il mio percorso di crescita.
La volontà di comprendere non ha mai smesso di esistere, anzi direi che si è potenziata e mi ha aiutato a superare il buio delle difficoltà materiali, dell’infortunio fisico e della debolezza dei momenti difficili.

LE DIFFICOLTÀ

Quanto ci si prefissa un obbiettivo serve, prima di tutto, un piano di lavoro adeguato, ossia un metodo che consenta di raggiungere il risultato in maniera graduale e funzionale.
Serve tempo! E questo purtroppo poco lo si accetta, serve ripetizione e serve pazienza.
La costanza è davvero il solo modo per affrontare tutto questo e deve essere piacevole, non deve mai portare alla rinuncia.

Se si vuole qualcosa, lo si deve volere veramente, si deve prendere seriamente la decisione di concludere ciò che si è deciso di iniziare, perchè se no volerlo?
La scelta deve essere chiara, serve obbiettività. Serve capire quanto ciò che si vuole si può effettivamente ottenere in termini di tempo e di capacità pratiche.
Ora che la scelta è chiara e che la quantità di lavoro che spetta per ottenere è intelligentemente calcolata, si deve iniziare.
Tutto questo deve continuare ad avere fascino, perchè quello che si vuole ottenere non si ottiene mai! Lungo il cammino l’obbiettivo si sposta sempre un po’ più avanti e questo lo dico per esperienza.

LA MISURA

La misura è davvero fondamentale!
Ogni passo deve essere misurato in base alla volontà effettiva, alle capacità oggettive e alla cognizione di quello che si sta per incrementare.
Quindi bisogna fare attenzione all’entusiasmo iniziale, al sovraccarico come alla passività. La misura deve essere la giusta bilancia.
Si deve creare un motore che si può ricordare in una sola e semplice frase: “poco e spesso”.
Una briciola alla volta fino ad avere una pagnotta!
La costanza torna ad essere il motore di fondo.

LA PAURA

La paura dell’insuccesso è fondamentale da capire perchè è in antitesi con la costanza di volere. Capire per accettare, accettare per superare.
Si può aver paura di non riuscire, di essere mal giudicati o di essere inadeguati, ora più che mai la costanza può riuscire a superare quella prospettiva che tanto spaventa.
Rallentare spesso aiuta a migliorare, forse la fretta ci ha fatto fare un passo troppo lungo. Un passo indietro ridurrà di certo il livello di difficoltà e ci consentirà di risalire meglio.

COME PROCEDERE

Per procedere con successo lungo il percorso scelto, consiglio di non strafare, ma di fare: fare aiuta l’umore e l’autostima.
Il passo deve essere costante e misurato, piccolo si, ma fatto nel migliore dei modi, investire intelligentemente il proprio tempo, questo mi sento di consigliare; di non sprecare la volontà con prestazioni troppo estenuanti, di consumare il desiderio costruendo muri troppo alti da superare.
E’ importante coltivare anche la passione gratificandosi con il raggiungimento di tanti piccoli risultati, che sommati insieme nel tempo costituiranno un obbiettivo grande.
Non dubitare delle tue capacità, limitati a frazionare e a semplificare il lavoro, con il tempo e il giusto allenamento riuscirai a migliorare le tue performance.

COMBATTIMENTI DEL 14/04/19

Oggi gli atleti del team Reactive sono tornati sulle pedane di gara per rappresentare la nostra scuola, la nostra mentalità, la nostra etica e la nostra passione.

Ognuno di loro aveva la maglia del TEAM REACTIVE, anche alcuni ragazzi della palestra che erano lì a sostenerli erano in divisa! ma io no.. Io ero in “civile”, qualcuno giustamente mi ha chiesto: “perchè non hai la divisa?” al che io ho presto risposto: “perchè la mia divisa sono loro! Sono loro che mi rappresentano e sono loro il mio orgoglio!”, subito dopo queste parole dietro le mie labbra è rimasta sospesa tra l’istinto e il verbo la frase: “perchè io la Reactive club l’ho creata per gli altri, non solo per me stesso e oggi voglio siano loro la Reactive…”.
Dolorante e malabondo per via di una noiosa otite, ho guardato il frutto del mio lavoro esprimersi al meglio e mi sono sentito felice ed appagato.
Non siamo ancora un TEAM degno di nota, siamo una piccola squadra che inizia a creare un suo spazio. Una piccola squadra che ancora crede nei valori della condivisione e dell”unione e questo rende profumato il nostro futuro insieme.
I ragazzi si sono scaldati senza bisogno di troppi consigli, sono saliti tutti sul quadrato di gara e hanno seguito le istruzioni, approcciando al confronto concentrati e fiduciosi.
Hanno combattuto bene e hanno vinto tutti, anche quelli che dopo il verdetto, sono rimasti a mano bassa.

MATTEO MAZZA: Matteo anche se l’unico del Team a tirare a contatto pieno parte per primo, combatte bene, e stravince ogni ripresa.
Però so che avrebbe potuto fare di più, mi sono reso conto durante la prima ripresa che era un pò affaticato, un pò teso e quindi non al top. Bombarda l’avversario per tre riprese, con combinazioni, high kick, ma non scarica come potrebbe e il suo avversario, che proveniente da un ottima scuola, incassa alla grande. Nelle pause tra le riprese passo due rapide idee che vengono usate.
Matteo è un buon fighter, si mostra sempre pulito e composto, sempre educato ed umile, e non lo dico perchè secondo me è così; lo dico perchè almeno 5 persone, subito dopo il match, mi hanno fatto i complimenti. Ma io so cosa può fare Matteo ed è molto di più di quello che adesso si vede ed è ciò che imposteremo insieme nelle prossime sessioni.

ALESSANDRO ZANELLATI : Alessandro è un ottimo ragazzo, bene allenato fisicamente e con un buon potenziale. Non ha vinto, ma questo non conta per me.
Ale paga certamente la lunga assenza, oltre 2 anni lontano dalle competizioni ed è ciò che non gli ha permesso di emergere nettamente sull’avversario. Un pò di eccessiva tensione ha reso le sue difese passive con conseguente rigidità muscolare; a volte lento nelle risposte, nei tempi di incrocio e nelle uscite e questo pena sul giudizio. L’avversario si sarebbe potuto battere, quindi il nostro lavoro continuerà sul piano della concentrazione per presentarci al meglio alle prossime gare.

DIEGO CARNOVALE: Diego è fuori dalle competizioni da tempo e in più ha un dolore alla tibia che gli limita determinate azioni, ma segue le parole dell’angolo e vince bene.
Anche lui come tutti avrebbe potuto fare qualcosa in più, ed è quello che ottimizzeremo in palestra.

EMANUELE MOGAVERO: l’avversario di Ema proviene dalla stessa scuola di un atleta che Emanuele ha battuto ben tre volte. Subito dopo pochi secondi dal’inizio della lotta Ema si “siede” in mezza guarda, con una tecnica che abbiamo semplificato in palestra nelle ore di grappling/MMA e in poco tempo chiude una leva che agisce doppiamente su un’anca e in compressione del ginocchio e del polpaccio della gamba opposta. Questa tecnica inventata da un guru del Bjj/grappling: Eddie Bravo viene chiamata sedia elettrica.
Molto meno preparato tecnicamente l’avversario imposta il confronto sulla forza fisica e sulla resistenza, cosa che Emanuele sfrutta a suo vantaggio, l’errato approccio e l’inutile resistenza al blocco del polpaccio imposto da Ema procurano un infortunio al ginocchio del suo avversario, oltre che alla sua resa. Anche in questo match si è dimostrato con i fatti, che la tensione e la rigidità sono pericolosamente inutili. Match facile e poco produttivo per Ema.

Vorrei ringraziare Filippo Calabrese che sta iniziando il suo percorso da cutman, Marco Cafasso per le riprese e per il caricamento dei video in rete e tutti gli allievi e le allieve della Reactive club per il loro sostegno.

A presto

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COMBATTERE PER DIFENDERSI

Se si parla di difesa personale si parla di combattimento.
Non sono termini che si possono realmente separare.
Dalla mia esperienza ho imparato che la tecnica e l’allenamento fisico sono gli unici fattori che possono dettare una differenza sostanziale durante il combattimento.
Nelle mie concezioni il combattimento ha solo due tipi di espressione:
-Combattere con le regole
-Combattere senza regole
La differenza è davvero netta e la seconda opzione è decisamente più complicata, se si considera un confronto ad armi “pari”.
L’addestramento al combattimento senza regole richiede necessariamente una notevole esperienza nel combattimento con le regole. In fattori di tempismo, coordinazione, reattività e resistenza l’esperienza nel combattimento con le regole è indispensabile.
Le abilità che si acquisiscono nel confronto diretto sono sostanziali per concepire realmente la difesa personale.
Se si pone la stessa concentrazione agonistica combattendo senza regole, lo scenario tecnico si espande all’infinito, i rischi aumentano esponenzialmente e si possono creare danni importanti.
Il combattimento senza regole si complica ulteriormente se aumentano i contendenti e se si inserisce l’uso di armi o oggetti occasionali.
Non si può quindi, e questo lo dico per esperienza diretta, limitare la difesa personale ad un sistema che la semplifichi.
L’unica cosa che conta è l’ esperienza.
L’esperienza non può essere condivisa; si condivide la tecnica, la meccanica del movimento, il trucco, la tattica, l’idea, ma l’esperienza è come l’ individuo: è personale e può solo essere vissuta.
L’esperienza è di aiuto per se stessi e per gli altri.

COME LAVORO LA DIFESA PERSONALE OGGI
Non serve sprecare tempo con stereotipi, serve capire la differenza che ci caratterizza per usarla nella nostra evoluzione.
Individuale!
Per poter coltivare la propria individualità bisogna conoscersi, e per conoscersi si deve avere “il coraggio” di andare in profondità.
Dopo anni di studio, apprendimento e selezione ho imparato ad insegnare quasi ad ogni livello. Ciò che ho imparato e che identifico con la parola INDIVIDUO è proprio la scelta di non puntare “alla classe”, ma al singolo individuo.
Ci sono infinite differenze che ci caratterizzano. Serve capire la propria natura e il proprio potenziale naturale.
Nel farlo combatto con il loro ego e con la loro autostima cercando di battere il primo e glorificare la seconda.
Il lavoro individuale è molto delicato perché mi porta ad entrare nella testa dell’allievo, capire cosa sa e cosa pensa sul mondo del combattimento e stimolarlo a dare qualcosa in più.
I risultati sono soddisfacenti, se lavoro sulla coscienza e sulla consapevolezza ottengo risultati anche sul piano pratico e fisico.
Le persone mi passano “feedback” incredibili, importanti.
Sono i loro feedback che garantiscono la qualità del mio metodo.

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Pensiero 16/11/18

Oggi parlando con un mio allievo gli domando: “Ora che alleni INDIVIDUO, già da tempo, ti senti più sicuro se vieni attaccato?”
La sua risposta ha portato gratificazione al mio impegno e al mio lavoro.

Anonimo: “No credo di no, perchè ora non sottovaluterei l’affronto! Certo so colpire meglio, ma mi sono reso conto di quante persone “brave” (intendeva tecnicamente) esistono!
Non andrei mai a tirare giù uno da una macchina, e manterrei un profilo basso, non lo sottovaluterei e manterrei alta la difesa!”

Bene Luca, ho pensato, stai lavorando bene, “Anonimo” è molto migliorato, ma in realtà è la sua coscienza a renderlo migliore. Hai aperto una breccia di consapevolezza in lui e lo hai reso più forte.

Questo è il vero senso, nessuno è perfetto, nessuno è infallibile e tutti siamo vulnerabili.

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IL CORSO DI INDIVIDUO

Sono passati due anni da quando ho presentato per la prima volta la mia idea di combattimento libero: INDIVIDUO.
Vorrei spiegare meglio come lavoro e qual’è il mio metodo sintetizzando i tre punti fondamentali che differenziano INDIVIDUO dagli altri metodi di combattimento non sportivo:

1. INDIVIDUALITA’:
Il difetto sistematico dei metodi prestabiliti è quello di offrire un programma adattabile ad ogni persona, la classe si muove tutta secondo un schema preimpostato, tutti uguali, tutti lo stesso movimento, logico se quindi solo in due riescono ad usarlo bene.
In INDIVIDUO le cose si muovono al contrario, la tecnica e la tattica sono in definitiva soltanto strumenti per sviluppare attitudine. L’attenzione viene focalizzata sulle capacità in fase di combattimento. Con la sperimentazione costante ogni praticante sviluppa un suo stile, lo fa testandosi in prima persona, con il tempo imparerà a selezionare le tecniche che più si confanno alla sua struttura fisica e alle sue abilità naturali. Solo sperimentando si accumula esperienza.
La realtà è che le persone sono differenti. Lo sono nella struttura, nel carattere, nella mentalità e lo sono nei tempi di apprendimento. Una tecnica può essere essenziale per una persona e pericolosa o inapplicabile per un’altra.
Qualcuno impara un movimento in un giorno, qualcun’altro in un mese, altri hanno bisogno di essere seguite per anni, di ripetere senza arrabbiarsi, gli serve qualcuno che li prenda per mano e li aiuti a fare meglio, con calma, senza nessuna fretta.
Serve creare una relazione stretta con l’insegnante, serve empatia, si deve sviluppare capacità di analisi e comprensione costante.
Questo aspetto è determinante.

2. SINCERITA’ E GRADUALITA’:
E’ molto difficile combattere nello sport perchè occorrono sacrifici che non accettano compromessi. Eccellere è questione di costanza, di attitudine, di predisposizione e di fortuna.
Combattere senza regole è difficilissimo, è pericolosissimo, non esistono categorie di peso, non ci sono salvaguardie arbitrali né preavvisi. Quindi difesa personale cosa vuol dire? che ti insegno qualche tecnica e puoi camminare sicuro per strada?
Non è così facile purtroppo.
INDIVIDUO ti offre la verità: non sei mai pronto, non puoi essere in grado di difenderti da ogni attacco, non lo sarai mai! Perchè anche io che te lo insegno non posso sapermi difendere da chiunque! Ci sarà sempre qualcuno in grado di battermi e questo vale per per ogni insegnante. Quindi nessuno possiede l’invincibilità, né la tecnica o lo stile che vince e prevale sempre. Sono tutte bugie, alcuni movimenti non li puoi proprio fare a nessuno se non ad un compagno che si muove come tu ti aspetti e che quindi agevola le cose.
Perciò dopo non troppo tempo inizi a capire meglio che cosa stavi cercando quando sei entrato in palestra, sai che insieme dobbiamo lavorare per migliorare, e che lo facciamo entrambi.
Quindi in INDIVIDUO ti verrà insegnato che non si tratta di sapersi difendere, ma di saper combattere e l’unica certezza che ti resterà sarà maturare che con l’allenamento lo si può fare sempre meglio.
Durante il corso farai centinaia di piccoli test che ti serviranno per farlo in maniera molto graduale, all’inizio saranno giochi, e a mano a mano che ti dimostrerai pronto l’asticella della difficoltà verrà alzata un po’, l’obbiettivo si sposterà sempre un po’ più avanti, ma mai prima né oltre il passo che stai compiendo.
Il tutto avverà nella massima sicurezza per te (massime protezioni), perchè l’ etica di INDIVIDUO non è violenza. Il tutto avverrà con calma. dovrai sviluppare correlatamente la giusta mentalità e il giusto approccio, la paura è molto difficlie da veicolare, la rabbia molto difficlie da quietare, lo si impara a fare un passo alla volta. Il motto è: “dentro quanto fuori”.
In INDIVIDUO i due aspetti sono speculari ed interconnessi.

3. IL LATO INTERIORE:
In INDIVIDUO ciò che conta non è la tecnica o lo stile che si adotta. Se non sei in grado di gestire il tuo respiro, il tuo mondo interiore, le tue emozioni e la frenesia dell’attività mentale la tecnica e lo stile servono a poco.
La meditazione, l’attenzione rivolta al respiro in ogni fase dell’azione, la concentrazione nel senso profondo del termine, sono tasselli insostituibili che portano a sviluppare un carattere centrato e deciso.
Quindi oltre ad imparare a muoverti, imparerai a respirare, a meditare, sperimenterai lo scontro in sicurezza ponendo attenzione su cosa fai e a cosa stai provando mentre ti confronti.

Dal mio punto di vista, l’ho più volte già detto, la difesa personale non esiste!
Il combattimento senza regole è il giusto nome. Ed è difficilissimo!
I sistemi che propongono la difesa personale sono specchi per allodole e non sono onesti nei confronti dei loro praticanti.
I vari metodi che girano su internet e nelle palestre sono pensati per vendere, questo è il motivo per cui un agonista di sport da combattimento non adotta quelle tecniche né se ne interessa.
La verità è che chi insegna è vulnerabile quanto chi impara, perchè siamo tutti fatti della stessa sostanza. Ci sono persone pericolose e persone non pericolose, ma la realtà sta dietro all’individuo non certo al sistema.
Ho lavorato molto prima di ritrovarmi al punto di partenza, e la verità è sempre la stessa se non accetto la mia debolezza non potrò mai migliorla.
Perchè non la vedo, cerco altro.

CORSO INSEGNANTI TEAM LEONE PETROSYAN

A 42 anni ho intrapreso un nuovo cammino, un nuovo percorso di studio e di allenamento. Sono un insegnante di arti marziali da oltre 15 anni e praticante da oltre 20 anni ed è di fondamentale importanza per me aggiornarmi e riconsiderare il mio percorso evolutivo. Non lo è solo per me che ogni giorno mi dedico all’insegnamento, ma lo è per i miei allievi e per il loro percorso personale, agonistico o amatoriale.
Sono da anni un grande fan di Giorgio Petrosyan e Armen Petrosyan, i grandi campioni, coloro che hanno portato la bandiera dell’Italia ai vertici della kick boxing mondiale e Giorgio il fuoriclasse indiscusso.
Ho deciso quindi di accedere al loro corso istruttori per lavorare con veri professionisti e di questa taratura.
-Sono stato diplomato insegnante di MMA nel luglio del 2003 da Davide Ferretti.
-Sono stato diplomato insegnante di Krav Maga nel febbraio del 2008 da Shackar Israeli e Eli Ben Ami.
-Sono stato diplomato e ho concluso ogni livello di Krav Maga civile con Gabi Noah dal 2011 a 2017.
Quindi non è la prima volta che mi dedico allo studio di un’arte o di uno sport in maniera professionale.
Dopo quattro mesi, dopo giornate e incontri formativi, posso dire che questo è certamente uno dei corsi più seri e dignitosi che io abbia mai frequentato.
Per me ogni minuto di ogni giornata impegnata nella palestra dei fratelli Petrosyan è stata un’ esperienza che non scorderò mai. Il mio idolo è diventato il mio maestro e questo ha dato inevitabilmente un valore aggiunto al corso, e devo ammettere che essendo un emotivo durante lo svolgersi delle lezioni non è stato raro che mi si alzasse la pelle d’oca.
Non voglio entrare nel dettaglio pratico perchè le abilita tecniche di Giorgio non sono discutibili, e non voglio raccontare la struttura del corso perché lo ritengo riservato; preferisco parlare di quello che ho vissuto e di quello che ho provato.
Giorgio Petrosyan ha tenuto ogni lezione coadiuvato nell’insegnamento dal fratello Armen.
Il corso è iniziato il 28 aprile e cioè 8 giorni dopo che Giorgio ha combattuto a Manila contro Jo Nattawut. Mentre lo ascoltavo insegnare e ancora non realizzavo pienamente di essere lì ad imparare, mi meravigliavo della calma e della serietà con la quale impostava la lezione, le informazioni uscivano dalla sua voce e dai suoi occhi con una profondità alla quale non ero abituato.
Nei giorni passati con i fratelli Petrosyan ho capito che cos’ è veramente l’umiltà.
Giorgio è veramente umile, non deve impegnarsi e fingere di esserlo, lo è di natura.
Spesso si dà al termine umiltà un errato significato, sono in molti a considerarsi umili, alcuni mostrano di esserlo per raccogliere consensi e rispetto, ma l’umiltà non è mai opera di vanto, non è un modo per mettere in luce se stessi.
L’umiltà è lo strumento che ci permette di entrare nella profondità delle cose, senza lasciare spazio all’arrogante convinzione che noi possiamo fare meglio di quanto ci viene detto.
Mentre ognuno vanta ciò che è e ciò che ha fatto, mentre in molti credono di essere eterni ed invincibili, Giorgio ha sempre dimostrato con i risultati che le parole sono come il vento che soffia e passa, servono si, ma solo ad organizzare il lavoro e comunicare e non a far sventolare la coda del pavone.
Io imparo a restare zitto, ad ascoltare senza filtrare con presunzione e mi dedico all’arte del combattimento con lo spirito di un bambino che vuole conoscere il mondo.
Ciò che Giorgio mi ha passato più di ogni altro non è tanto nelle tecniche né nel metodo, ciò che considero di valore inestimabile e l’esempio. Ciò che lui rappresenta per me non è solo ciò che ha fatto nella sua carriera, ma l’esempio di quello che si deve essere per poter restare in vetta, per non bruciarsi con le proprie mani né con le proprie arroganti affermazioni.
In silenzio con dedizione verso una nuova direzione, senza pretese, senza fretta, con responsabilità, con maturità, con vera passione, un altro passo importante che si spalmerà nei miei giorni futuri come un balsamo rigenerante.