COMBATTIMENTI 10/06/2018

Oggi il tempo sembra aver preso un’impennata e aver riportato le temperature ad un giugno ordinario e questo ha reso il palazzetto di Borgaro un vero pentolone di calore, che ci ha fatto sudare anche quando restavamo fermi.
Gli spalti erano colmi di gente ed erano molte le persone presenti a seguire le gare di combattimento sportivo anche al di fuori delle gradinate.
I nostri ragazzi si sono preparati ed hanno affrontato le sfide cercando di seguire la linea di allenamento preparata in palestra nelle settimane passate. Chi più chi meno ha mostrato un miglioramento strutturale e questo è un bene, ma come ogni volta dal mio punto di vista le cose da aggiustare e rifinire restano molte.
In ogni caso io sono contento delle performance dei miei ragazzi, li conosco, li stimo per la loro volontà di fare sport, e nello stesso tempo li tengo d’occhio, li studio e cerco di trovare per ognuno di loro la strada utile a farli salire e migliorare come atleti e come persone. Non è mai uguale, ogni individuo ha necessità differenti!

MANUELA:
Combatte di boxe e K1 light. Si vedono miglioramenti sui fondamentali, ma come dico sempre serve allenamento. Avversaria facile di boxe light che abbandona malamente il combattimento appena si accorge di essere impreparata per la situazione. Niente da imparare. In ogni caso la posizione di guardia e gli spostamenti sono subito più belli.
Nel secondo match incontra una ragazza preparata che gestisce bene per due riprese, ma perde nettamente la terza per carenza di fiato. Questa volta la mente è buona, ma il fiato pessimo e deve essere assolutamente curato per i prossimi match.
Il match viene prima perso e poi vinto, nel senso che durante l’incontro c’è stato un cambio d’arbitro che fungendo anche da giudice, ha esaminato solo le ultime due riprese non considerando però la prima. Stupiti dopo il match abbiamo mostrato questo all’organizzazione e il verdetto è stato convertito in vittoria. In ogni caso: ALLENAMENTO!
Boxe light:

K1 light:

EMANUELE:
Ema combatte di grappling perché, come ogni volta capita, ci si prepara per le MMA light e per la K1 Light, ma le organizzazioni creano disguidi o hanno difficoltà a trovare l’abbinamento e gli piazzano in ultima sede un incontro di lotta. Sedati da queste circostanze io ed Ema abbiamo imparato a guardare il lato positivo della cosa: “queste gare sono solo prove. Prove che ci servono per raggiungere qualcosa di più grande e per avere una sufficiente esperienza in ogni area del combattimento per quando arriverà il giorno”.
Maturato questo affrontiamo la lotta usando una tattica spesso utilizzata e vincente, la tattica che noi definiamo: “Della mezza guardia” dalla quale riusciamo ad azionare un gioco non ortodosso e pericoloso.
Dopo tre minuti nei quali tutto sommato si nota una certo eccessivo atteggiamento difensivo, Ema attacca e chiude con una sedia elettrica (leva che agisce sulle gambe). Tecnica che lo ha reso conosciuto e rispettato. Ovviamente in cantiere abbiamo tante altre piccole gabbia pronte a scattare.

MARCO:
Quando incontro Marco nel palazzetto lo percepisco subito teso, nervoso. Ne parliamo cerchiamo di affrontare la difficoltà. Quando l’indecisione si presenta prima di una gara non la si supera facilmente, si deve annullare il fattore di pensiero negativo convertendolo il più possibile con operazioni di ricontrollo della propria struttura e dei propri mezzi in fattore di attacco e difesa, perché in termini pratici è quello che ci serve di più quando saliamo sul ring. Marco tiene il match, ma è poco attivo, non si vede intenzione né volontà di spingere. E quindi non lo materializza molto.
Avrebbe potuto fare di più perchè strutturalmente si nota un miglioramento nelle posizioni, ma serve molta pratica.
Se l’emotività prende il sopravvento si spegne la capacità di calcolo e si rischia di passare il gioco in mano all’avversario.
Serve molto allenamento fisico.
E poi Marco più convinto se vuoi combattere!!

ALESSANDRO:
Combatte al di sotto delle proprie capacità, si chiude troppo in difesa e tentenna troppo a prendere iniziativa, piazza colpi interessanti, ma non dimostra superiorità e non convince la giuria che passa la vittoria al suo avversario che invece risulta più incisivo.

MATTEO X TITOLO ITALIANO DILETTANTI:
Affrontiamo un avversario con un curriculum di rispetto nel pugilato e quindi pericoloso di braccia.
La nostra tattica entra a pieno, con calci e ginocchiate l’avversario viene contato sullo scadere della prima ripresa proprio grazie ad una ginocchiata sx. La seconda ripresa vede un avversario deciso a risalire, ma Matteo riesce a contenerlo bene e aggiudicarsi anche questa ripresa. Nella terza ripresa la nostra tattica viene a compimento e, dopo aver ferito con le gambe il corpo, inizia ad aprirsi lo spazio nella guardia per far passare i colpi al viso, l’avversario viene contato altre due volte e la campanella lo risparmia da una punizione più amara.
Davvero un bel match, che stringe una cintura sulla pancia di Matteo, la prima….

COMBATTIMENTI 06/05/18

In questa domenica di maggio, che sembra aver anticipato i tempi ed essere fuggita da un caldo luglio, gli agonisti della Reactive club hanno preparato i borsoni e sono entrati nel palazzetto di via Moncrivello per testarsi nel confronto sportivo.
Anche oggi abbiamo vissuto una giornata sportiva di qualità! i ragazzi hanno imparato molto e hanno mosso importanti passi di crescita. Indipendentemente dai risultati, hanno fatto onore alla Reactive club che viene rispettata per la sportività, il fair play e l’umiltà durante le gare.
Il fatto che i ragazzi siano cresciuti con me, mi permette di creare quel feeling e quella fiducia utile a decifrare la loro individualità; cosa serve per far emergere al meglio le rispettive qualità naturali e il tipo di gioco più consono alla predisposizione.

RICCARDO LUDOVICI: Ricky deve affrontare due match. Nel primo combatte contro un avversario che cerca la lotta, si fa trovare pronto negli scambi in piedi, ma subisce due proiezioni e questo lo penalizza, ciononostante mostra ottima difesa nel combattimento al suolo e non subisce colpi. Usa attacchi differenti: prova una ghigliottina, inverte posizione e piazza pugni.
Il punteggio però dato delle proiezioni e dalle posizioni di dominio da parte dell’avversario non gli consentono di vincere. La sua combattività però viene premiata da molti commenti positivi post match.
Nel secondo combattimento domina e gestisce l’avversario. Migliore nel lavoro in piedi, non lascia spazio alla lotta cercata dall’avversario, involontariamente colpisce l’inguine due volte e questo gli costa un punto di penalità che non gli consente di vincere, si deve accontentare di un pareggio, ma i presenti hanno subito commentato che il vincitore doveva essere lui.
C’ è stata una chiara evoluzione tra il primo ed il secondo match, il lavoro impostato nei giorni passati lo si è compreso meglio sul campo di battaglia. La tattica inizia a definirsi, Ricky capisce cosa gli ripeto tutti i giorni, ciò che gli sto insegnado sta venendo fuori, perchè lui capisce ciò che dico vivendolo nel combattimento. Questo lo ripeto da tempo, senza un test tutto resta teorico, senza esperienza diretta restano solo movimenti sterili.

1°match

2° match

MARCO CAFASSO: Marco non combatte dal 16 luglio scorso e questo, aggiunto al fatto che è già quarantenne, è un grosso ostacolo da superare. Ciononostante Marco fa il suo match di rientro combattendo in modo pulito, ha eliminato alcuni errati automatismi che hanno caratterizzato il suo vecchio modo di combattere e ascoltando i miei consigli e testandosi nuovamente in gara comincia a capire quale è il modo più intelligente per lui di usare la k1, come creare un gioco nuovo che si appoggia sulle sue caratteristiche. Sono sicuro che tornerà alla grande negli appuntamenti successivi perchè ora sa cosa deve fare e che tipo di stile perfezionare. Perde contro un avversario che si concede molto sportivamente per un incontro di light, avendone uno di contatto pieno di li a poco, ma scende fiero di aver rotto il tempo di pausa che lo ha tenuto lontano dalle competizioni.
Le riprese del match sono state tagliate round per round.

1° round

2°round

3°round

ALESSANDRO ALBANESE: Ale non combatte da molto, è fermo dal 12 febbraio del 2017 e rientrare è comunque psicologimente molto difficile, l’avversario e un ragazzo non alle prime armi e di una forte scuola genovese. Nelle prime riprese Ale non inquadra la distanza lunga e subisce calci che avrebbe, con un po’ di lucidità in più, potuto prevenire e usare per il contrattacco. Però nella terza ripresa qualcosa si smuove dalle fondamenta forse le mie parole tra le pause, o le urla durante il confronto, fanno riemergere una certa volontà, proprio quella che serve per prendere spazio verso la vittoria, dando così vita ad una ripresa molto emozionate. Due round per l’avversario uno per Ale. Purtroppo non basta.
Il rientro è stato buono perchè la terza ripresa ha spento i dubbi del rientro, siamo pronti ad impostare una tattica e uno stile vincente.

EMANULE MOGAVERO: Affronta un avversario più pesante due volte e in due discipline differenti. Ema chiarisce in entrambi gli stili che la superiorità tecnica e fisica sono dalla nostra, non lascia quasi possibilità di espressione nelle MMA light perchè controlla ogni fase del match: proietta, domina le posizioni al suolo e colpisce maggiormente negli scambi in piedi segnando duramente il viso del suo avversario. Dopo una mezzora la sfida ritorna con il Grappling, Ema in un minuto chiude una sedia elettrica che lascia tutti esterrefatti. Di li a poco vediamo persone nel palazzetto emulare le gesta e cercare di capire la tecnica usata da Emanuele.

MMA light:

GRAPPLING:

MATTEO MAZZA: Sale sul ring, ci guardiamo negl’ occhi, senza parlare ci capiamo, qualche consiglio iniziale. L’avversario si presenta mostrando il monkol (una specie di corona tipica della muay thai) e i prajiet ai bicipiti (lacci tipici della tradizione della muay thai). Questo non ci spaventa perchè già dalla prima la superiorità di Matteo è evidente. Spinge tre riprese senza perderne una. Matteo combatte ogni mese vincendo ogni sfida da un anno, il prossimo match sarà per la cintura.

COMBATTIMENTO 18/03/18

Oggi Matteo ha rappresentato la nostra scuola e lo ha fatto con grinta. Gli altri fighters, chi per lavoro o chi per studio, sono rimasti fuori dalle competizioni di questo mese. Siamo entrati nel palazzetto con tutta la concentrazione e la calma necessaria, ci siamo scaldati senza fretta e siamo saliti sul quadrato di gara pronti e fiduciosi della nostra preparazione e dell’angolo.
Tuttavia l’imperativo è non sottovalutare mai, specie perché non sappiamo le abilità e il gioco che ha in mente il nostro avversario.
Infatti ci è capitato un match che non ci aspettavamo, il nostro avversario si teneva a lunga distanza e, al contrario di ciò che spesso ci capita, evitava drasticamente il confronto diretto. Nelle fasi di corpo a corpo, ha applicato proiezioni vietate; lo han fatto più volte venendo prima richiamato e poi ammonito dall’arbitro che gli ha sottratto un punto. Nonostante ciò non è venuta a mancare la concentrazione necessaria per dominare lo scontro. Matteo piazza più colpi e si aggiudica ogni ripresa. Nella terza ripresa inizia a controllare il combattimento e entrare con attacchi più significativi che hanno segnato il volto dell’avversario.
Un’altra tacca di esperienza si è aggiunta sul nostro trascorso, e ancora una volta torno a darmi ragione comprendendo che ogni avversario ha il potenziale per stupirti con cose che non ti aspetti; ecco perché è importante arrivare lì sopra ben concentrati perché non bisogna farsi sorprendere, ma sapersi adattarsi al cambiamento con attenzione e carattere.
Ora siamo già proiettati al prossimo evento, ci aspettano tante altre sfide e nuovi traguardi da superare ed è importante farsi trovare pronti.

Ecco il video

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LA PROFONDITA’ DI INDIVIDUO

Insegno e mi alleno nelle arti marziali da molti anni e ho, a mio modo, sviluppato una visione d’insieme su ciò che significa combattere. Ho investito e investo molto tempo nello studio del combattimento, ho fatto esperienza in ogni settore, cercando di affinare ogni giorno un qualche dettaglio che mi facesse crescere e capire. Più imparo e più sono portato a formulare a me stesso domande complesse, domande che però trovano quasi sempre risposte semplici. Ho capito che il miglioramento dell’individuo è il fine della mia ricerca. Non esiste un limite a questo aspetto e non esiste un uguale, ma solo similitudine.
Per anni ho in vano cercato un utopico “io” perfetto, in grado di vincere ogni sfida e ogni combattimento; un sistema, uno stile, un segreto che mi desse un vantaggio rispetto ad un ipotetico avversario immaginario . Ho cercato di usare lo sport e l’agonismo per testarmi, per mettermi alla prova. Ho cercato di raggiungere vette insormontabili, ma lungo il cammino mi sono fermato, prima o poi sapevo che sarei caduto, e così è stato, la verità è che ero già vecchio per puntare a diventare un grande campione. Ancora una volta guardavo le cose senza prospettiva, avrei presto però imparato che mi serviva una visione più matura.
Ho piegato quindi il mio bisogno di prevalere in una tasca e ho continuato ad allenarmi e a studiare, cercando di superare ogni giorno nuovi traguardi. Devo riconoscere che intraprendere correlatamente un cammino spirituale, mi ha aiutato ad espandere la visione di me stesso. Ho imparato ad essere meno sfrontato, meno presuntuoso e a conservarmi. L’infortunio mi ha messo molte volte di fronte alla realtà. Ho dato sempre più importanza all’autostima e sempre meno all’ego. Ho studiato e letto la vita di tanti grandi campioni, ho compreso le loro difficoltà e le loro debolezze. Ho imparato molte cose, cose scontate, forse ovvie, talmente ovvie però da essere tralasciate per mancanza di esperienza e di maturità. Ho imparato a mie spese che siamo fragili, che ci usuriamo con il passare del tempo, che ogni dura battaglia lascia un segno, che la violenza genera violenza e che nessuno è invincibile, perché anche il più grande campione viene sconfitto.
Non avevo mai veramente pensato di accettare la mia vulnerabilità, e questa si è sempre opposta al mio ego.
Raggiunta una certa coscienza però, sono ripartito proprio dalla consapevolezza di essere vulnerabile e, conscio di questa debolezza, ho stilato le basi della mia filosofia di combattimento: INDIVIDUO.
Ho capito e capisco ogni giorno che il vero nemico da battere è la propria paura, ma non solo una paura legata all’umiliazione o al dolore; una paura molto più grande: la paura di non poterci riuscire e di non avere possibilità di successo. Questo è ciò che passo alle persone che affidano la loro preparazione a me. Con il tempo e solo dopo molti errori, e perdite, ho capito come aiutare una persona a tirare fuori il meglio di sé stessa. Alcune volte fallisco perchè non riesco a battere i loro pensieri, il loro dubbio, il loro confronto con i dati di fatto, INDIVIDUO mette in luce la debolezza, ma è solo accettandola che si capisce quali sono i passi che muovono in direzione opposta. Motivare aiuta a non mollare, e non mollare è un imperativo di chi combatte.
Se si è pronti a perdere, se lo si mette in conto, se non si lotta disperatamente per cercare l’invincibilità, si libera la mente da molti pensieri e da ricerche inutili, si superano molte paure, inutili vanità e false convinzioni. Non ci si fa abbagliare da movimenti troppo prestabiliti e si impara l’umiltà e il sacrificio. Si impara a dare valore ai piccoli passi, ai piccoli traguardi, alla concretezza di ciò che miglioriamo più che alle grandi aspirazioni. Si comincia a misurare le cose per quelle che sono, e ci si mette sempre in discussione. Ogni ricerca viene affrontata con maturità, con coscienza. Questo è il mio modo di crescere e di vivere tutti i giorni che dedico allo studio del combattimento e delle sue relazioni filosofiche e spirituali con la vita. Partendo dalla sconfitta e dalla debolezza della natura umana ho cercato un miglioramento a più livelli.
Insegno ogni giorno da anni ormai, e questo mi ha permesso di conoscere tante persone e di relazionarmi con le loro idee di scontro. Ho imparato ogni volta qualcosa di diverso. Ogni diversa prospettiva mi ha rivelato qualcosa, anche solo un aspetto o un dettaglio, che ho preso in un qualche modo in considerazione e che mi ha permesso di capire cosa comunemente si cerca nel combattimento. Così facendo ho imparato quali sono le ideologie che accomunano le persone e che cosa vogliono e perché decidono di iniziare la pratica. Ci sono diverse similitudini nel modo di immaginare lo studio delle arti da combattimento, nonostante le innumerevoli differenze caratteriali che esistono da persona a persona.
Un aspetto comune predominante è la ricerca o il miglioramento della fiducia in se stessi, si vuole combattere o anche solo imparare a farlo per sentirsi riconosciuti e rispettati. In molti casi ho riscontrato un difficile rapporto con la figura paterna e in altri casi molta rabbia accumulata.
Ognuno a modo suo carica tensione nel corso della vita, e spesso capita che si cerchi una valvola di sfogo nel confronto per un senso di rivalsa. Il fascino e la curiosità che il combattimento scaturisce sono altri aspetti comuni e sono legati all’immagine che i vari attori/artisti marziali hanno negli ultimi 50/60 anni istituito nel cinema e nella televisione.
Nella propria mente tutti vogliono vincere e cercano a loro modo, di imparare a farlo, nessuno accetta mai la possibilità di perdere, o per lo meno considerarlo come parte di un tutto.
A mio parere se non si concepisce la sconfitta si analizza il combattimento solo a metà. La storia degli sport da combattimento ha insegnato che sono rarissimi i casi di imbattibilità, anche i più grandi hanno perso. E’ impossibile evitare il deterioramento e la fragilità quindi anche l’apice è solo un breve momento o periodo indefinito, e comunque relativamente breve. Ma nessuno considera che sentirsi forte è solo un momento. Si deve imparare per essere non solo per dominare. Allora sono arrivato alla conclusione che conta più il viaggio che la destinazione. Perché è proprio durante il viaggio che si vive la vita. Come il respiro, la vita si mantiene nel presente, mentre la mente e la fantasia si posizionano sempre in punti imprecisati avanti o indietro nel tempo, ma mai adesso.
La presenza è la vera arma che si sviluppa, la presenza garantisce la calma. La calma garantisce attenzione. L’attenzione garantisce precisione. E la precisione dipende dall’allenamento fisico. L’allenamento fisico dipende molto dalla qualità del pensiero.
La qualità del pensiero dipende dalla meditazione e dalla propria centratura.
Nessuno di questi aspetti andrebbe tralasciato, sono parti intrinseche e dipendenti le une dalle altre. Sono il mio modo di vedere le sessioni di ogni giorno e di condividere la mia esperienza.

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INDIVIDUO – OPINIONI DI CHI LO PRATICA

A distanza di un anno e mezzo da quando ho iniziato a lavorare ad INDIVIDUO, il mio programma di addestramento al combattimento da strada, ho pensato fosse utile al suo sviluppo porre alcune domande alle persone che lo hanno praticato con me lungo questo lasso di tempo.
Ho pensato che la mia prospettiva di INDIVIDUO potrebbe sorvolare alcuni dettagli ed alcuni aspetti importanti, forse dandoli per scontati. Ho quindi ritenuto utile allo sviluppo di INDIVIDUO stesso considerare le opinioni di coloro che lo praticano e lo studiano come me.
Ho sintetizzato tre semplici domande per cercare di capire quello che ho passato, e quello che hanno recepito ed interpretato a loro modo finora.
Ciò che mi ha colpito è che seppur hanno assistito alle stesse lezioni, ognuno di loro ha sviluppato un cammino differente all’interno dello stesso corso. Invece che fossilizzarsi tutti secondo gli stessi canoni, il gruppo ha dimostrato interessi e sviluppi differenti. Importante per me scoprire quanto la mia esperienza si sia plasmata sulla loro pelle, sulle loro emozioni e sulle loro idee di scontro.
Non li chiamerò per nome, ma userò delle lettere, rispettando il loro pensiero con l’anonimato. Lascio dunque ora libero spazio alle loro parole.

1. QUALI SONO, SECONDO TE, LE CARATTERISTICHE CHE DIFFERENZIANO INDIVIDUO DAGLI ALTRI SISTEMI DI COMBATTIMENTO?

A. Credo che Individuo sia una disciplina che cerca di ampliare gli orizzonti e le tecniche di combattimento e della difesa personale.
Cercando di mettere insieme le varie tecniche di combattimento delle varie discipline, fa si che si porti a conoscere e ampliare le varie situazioni in cui una persona può trovarsi in fase di combattimento o difesa personale.
Le situazioni che una persona può affrontare sono tante.
Individuo permette di studiare gran parte di queste situazioni.

B. Individuo è un sistema di lotta che unisce tutte le arti marziali con “trucchetti” da strada.
Molto utile all’autodifesa e molto realistico non essendoci schemi precostituiti.

C. Individuo nasce dalla esperienza e dalle conoscenze dell’ allenatore.
Gli altri sistemi, per potersi diffondere, devono essere una serie di tecniche schematiche, imposte agli istruttori, che non sempre le sentono proprie, e che permettono di difendersi unicamente ad attacchi prestabiliti.

D. Individuo si differenzia dagli altri sistemi di combattimento principalmente perché la sua metodologia e la sua tecnica si attendono alla concretezza, all’effettività di ciò che potrebbe accadere nella realtà.

E. In particolare l’assenza di regole e maggior capacità introspettiva e una visione d’insieme, poiché si considerano più aspetti, come ad esempio l’ambiente circostante, eventuali pericoli, la gestione mentale ed emozionale non legate alla performance, ma ad un rischio effettivo e reale.
La sfida più grande è lavorare in modo costante per arrivare ad avere e mantenere lucidità mentale nel caos più totale. Siccome è un obbiettivo difficile da raggiungere, credo e sento essere molto utile praticare meditazione con più costanza possibile (anche ad esempio prima e dopo lo sparring).

F. Più realistico
E’ sincero: non sei un supereroe!
Non mente: le lacune tecniche e fisiche emergono subito

G. Non ci sono regole prestabilite, non esiste un solo sistema di attacco, ma il tuo sistema di attacco e difesa in quella specifica situazione. Ogni volta peschi dall’arsenale senza preconcetti, ogni volta sarà sempre un po’ diverso.

2. QUALI SONO I VANTAGGI CHE INDIVIDUO HA PORTATO ALLA TUA CONCEZIONE DI COMBATTIMENTO?

A. Per la mia poca esperienza posso dire che i vantaggi sono i seguenti:
Capire le varie situazioni in cui mi posso trovare.
Capire le difficoltà che posso incontrare in fase di combattimento.
Quali sono i colpi proibiti per non arrecare troppi danni.
Come difendersi con piccole manovre.
Cercare di anticipare l’avversario nelle azioni di attacco.

B. Metodo reale non esistono schemi. Permette di uscire dagli schemi classici, e di non fossilizzarsi su una sola arte (pugilato, kick, lotta), ma sfruttare schemi variabili e imprevedibili (esempio cambi di guardia o colpi a sorpresa)

C. Il combattimento prevede l’incertezza e la probabilità/certezza di venir colpiti, non esistono tecniche o stili sicuri al 100% e questo è un dato da considerare quando si decide di agire.

D. Non avendo alcuna precedente esperienza di combattimento, praticando le tecniche di Individuo ho potuto confrontare quanto ho appreso con altre pratiche più diffuse, le quali ritengo forniscano risposte “meccaniche” ad aggressioni troppo schematizzate e classificabili, per me più lontane da un’effettiva realtà. Qualora fossi dovuto uscire da tali risposte schematiche, non avrei saputo come comportarmi e quali altre metodologie o tecniche usare.

E. La possibilità di provare ad uscire, a districarsi dall’ottica occidentale, dalla schiavitù del pensiero, cercando di ascoltarsi e sentirsi in modo più profondo e a fare anche un po’ conto con i propri limiti, difetti, convinzioni, paure e frustrazioni.
Imparare a stare e a tollerare il proprio silenzio e imparare a respirare sono due vantaggi enormi che Individuo dà attraverso la meditazione, ma anche una visione più realistica del mondo che ci circonda.

F. Si concentra sull’importanza del fighting!
Il concetto di continuità nello scambio.

G. A pensare che non è mai finita. Quando sei sotto una leva e ti manca il respiro, esistono sempre le dita dell’avversario le maschere, i genitali, la gola…Quando sei chiuso in un angolo, esiste sempre una diversa altezza di attacco, una prima via di uscita, e se non funziona, una seconda, una terza, una quarta e così via.

3. COSA TI HA INSEGNATO FINORA IL CORSO DI INDIVIDUO?

A. Il corso di Individuo, per la mia poca esperienza, mi ha insegnato a capire che le difficoltà in fase di combattimento sono tante e per uscirne non solo serve la tecnica, ma la tecnica collegata al “saper fare”. Per “saper fare” si intende ciò che ognuno di noi è capace a fare, a capire, in base all’esperienza maturata.
La tecnica si perfeziona, ma il “saper fare” è una caratteristica di ogni persona, che ci distingue dalle altre. In un forma diversa, posso dire, che viene insegnato il rispetto per gli altri e per l’avversario.
E’ poco il tempo in cui sono iscritto a questa disciplina, quindi non vorrei parlare della tecnica, che per me è da approfondire. Per ora mi limito a dire che ho imparato a difendermi in alcuni occasioni e come evitare alcune situazioni.

B. Tecniche di lotta mista (intesa come fusione di arti marziali).
Controllo del respiro e stato di calma.
A tentare di colpire a mani nude.

C. Ho imparato a gestire un attacco impostando una difesa efficace o un contrattacco sensato ed efficace e la conoscenza del combattimento a terra

D. Il corso di Individuo mi ha dato e mi da tutt’oggi la possibilità di avvicinarmi maggiormente alla realtà di una eventuale aggressione o combattimento, facendomi sentire maggiormente preparato sia dal punto di vista fisico, che dal punto di vista tecnico e mi aiuta a riconoscere prima eventuali avvisaglie o segnali.

E. A provare ad avere una visione integrata mente/corpo; l’importanza della gestione della rabbia e l’importanza del raggiungimento della calma interiore, sia finalizzata al combattimento, sia a vivere la propria vita e le nostre relazioni.
Il prevalere dell’astuzia e dell’intelligenza sulla mera forza.
L’importanza di non sottovalutare mai l’altro, abbandonando la propria presunzione di essere invincibili e onnipotenti.
Il profondo beneficio della meditazione e quindi anche quanto sia importante conoscersi ed essere consapevoli di chi siamo.

F. Che subire un’aggressione potrebbe trasformarsi in un combattimento e che bisogna essere pronti a combattere con tutte le “armi” a disposizione

G. A lasciar correre la mente nel combattimento

Grazie!

COMBATTIMENTI 11/02/18

Anche questa domenica si è rivelata una giornata sportiva accompagnata da tanta passione e da tante emozioni.
La nostra scuola ha portato atleti che hanno gareggiato in ogni disciplina.
Tutti i fighters hanno dimostrato ancora una volta la validità dei nostri metodi di allenamento, apprtando un miglioramento che nutre tutto il gruppo oltre che loro stessi.
Tuttavia come spesso accade purtroppo, abbiamo dovuto all’ultimo momento ridefinire una linea guida per 2 dei 3 fighter di MMA che hanno perso l’avversario appena due giorni prima dell’evento. E così, per non sciupare l’opportunità di combattere e rimanere quindi a casa, ho proposto loro di testare la Kick Boxing; inoltre ci è stata offerta dall’organizzazione la possibilità di lottare contro due istruttori di grappling e lottatori esperti. Entrambi i nostri atleti hanno accettato coraggiosamente le sfide. Ci tengo a precisare che sia io che i ragazzi abbiamo fatto questo passo, non per sostituire la Kick e la lotta al combattimento di MMA, ma per aumentare il bagaglio di esperienza sul percorso che li porta ad essere dei fighters più esperti, maturi e versatili.

Risultati:

DIEGO:
Combatte bene contro un degno avversario che scambia bene e tiene testa al combattimento, Diego colpisce di più e ha uno stile più pulito.
Segue i consigli e le dritte dell’angolo mostrando belle combinazioni, buone coperture difensive e ottimo timing di entrata.
Piacevole e corretto il match è nostro.
Diego porta il suo record di light contact a 8 vittorie su 8 combattimenti

MARCO:
GRAPPLING: Marco lotta contro un istruttore e veterano del grappling. Piazza una proiezione pulita, giunti al suolo attacca provando molte leve e strangolamenti ai quali il suo avversario resiste tenacemente, quando una leva di torsione alla spalla sembra essere quasi conclusa, suona la campana ad interrompere il match qualche secondo prima del tapout.
Ancora una volta Marco ha dimostrato una maturità acquisita nella lotta dominando un avversario sulla carta più quotato, mettendo in campo una bella lotta tecnica e persistente.

K1: Combatte contro un avversario molto più alto e preparato, Marco non riesce a gestire il suo avversario che colpisce bene e lo porta a restare in difesa, conscio del pericolo di un match che mostra una differenza tecnica evidente, l’arbitro ferma il match della prima ripresa. (Il video del match non è stato ripreso per errore)

EMANUELE:
GRAPPLING: Affronta un istruttore francese di Grappling esperto e tenace, Ema subisce un attacco di ghigliottina dal quale con un po’ di calma e buona tecnica riesce ad uscire. Verso lo scadere del match Ema prova una leva dalla mezza guardia che sfugge per poco, la stanchezza si fa sentire e la presa scappa. Anche Ema come Marco non cede ad un veterano che pratica solo lotta, arrivando quasi a concludere e mettendo in luce la forza della nostra lotta.

K1 LIGHT: Ema combatte bene il suo esordio nel mondo dello striking, l’avversario spinge molto e non indietreggia; Ema colpisce bene, ma subisce forse qualche colpo in più e la giuria concede la vittoria al suo avversario.

RICCARDO:
Al suo esordio di MMA light e con solo un match di lotta alle spalle Ricky dimostra grinta e determinazione. Gestisce bene ogni fase del combattimento, colpisce, proietta e attacca bene anche dal suolo, tuttavia ci sono ancora molti errori dati dall’inesperienza sui quali dobbiamo lavorare, ma questo match è suo.

MATTEO:
Combatte con calma e misurando bene l’avversario che tende a girare sempre alla sua destra.
Domina senza strafare le prime due riprese senza pressoché subire un colpo.
Nella terza ripresa un diretto dell’avversario arriva a bersaglio e Matteo, anziché reagire di rabbia, centra la concentrazione ed inizia ad alzare il ritmo, e a questo punto l’avversario scappa senza più osare attacchi.
Match vinto sotto tutti i piani.

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INDIVIDUO – LA DIFESA CONTROTENDENZA parte II

La pratica che caratterizza INDIVIDUO si basa sulla fusione tra sport da combattimento, sistemi da strada e arti marziali interne.
Ho appreso nel corso degl’anni che si deve prima imparare a combattere e poi si può pensare alla difesa personale, non può avvenire il contrario.

Ho praticato Krav Maga per molto tempo e con grandi esponenti del settore, ciononostante lungo il mio percorso di apprendimento e per le mie ambizioni, non è mai bastato studiare solo tecniche da strada.
Ciò che il Krav Maga mi ha lasciato è sicuramente il pensare fuori dalle regole sportive per cercare l’elemento sorpresa, anche se non credo molto alle tecniche di disarmo da coltello, pistola e bastone.
Il resto del mio bagalio tecnico deriva dallo sport: boxe, kick boxing, lotta, grappling e soprattutto MMA. Il tempismo e la combattività si sviluppano con la pratica negli sport da contatto, mentre i sistemi di difesa non lo possono proprio trasmettere. Se si tratta di scambiare colpi, anziché giocare d’astuzia, serve esperienza diretta e ore di sparring alle spalle.

Queste “discipline” sono la base della mia formazione marziale e durante gli anni di pratica, studiandole ed insegnandole, lentamente il mio corpo e il mio istinto hanno cancellato lo spazio mentale che le rendeva separate e ho iniziato a vedere uno scenario più ampio che io ora chiamo INDIVIDUO. Nella sola improvvisazione riconosco espressione libera mentre tutto il resto lo considero studio.
Il mio pensiero quotidianamente si modifica e analizza il combattimento in forma libera senza regole, senza ristrettezze e senza schemi prefissati, affinando ciò che ritengo utile, che può essere inteso anche come la somma di tutte le conoscenze e degli automatismi maturati sull’argomento.
Il risultato è una lotta atta a rendere inerme in ogni modo e con ogni mezzo il “nemico”.
Per fortuna questa brutale sintesi, che pur ha bisogno di conoscenza profonda, ha a che fare unicamente con l’aspetto esteriore di INDIVIDUO.
La consapevolezza è l’aspetto interiore, ciò che rende ogni cosa sensata, ogni aspetto giustificabile e ogni allenamento un momento di crescita.
Senza una filosofia, senza sostanziose fondamenta e senza etica morale, tutto potrebbe sfociare in violenza ingiustificabile o vanità.
Nelle ore di INDIVIDUO non si cerca confronto diretto, ma l’analisi e il “sentire”, nonostante l’obbiettivo sia quello di trovare la forza necessaria per vincere uno scontro.
La conoscenza entra in profondità abbandonando il bisogno di considerare la violenza; quando si annulla il bisogno di affermarsi sugl’altri scompare il bisogno di combattere.
Tuttavia bisogna sapersi proteggere perchè, seppur l’obbiettivo non sia generare altra violenza, è obbligatorio non subirla inermi. Questa è la sintesi di ciò che io intendo come difesa personale.
Addestrarsi non per vincere, né per combattere, ma per non doverlo mai fare. Essere pronti non significa doverlo fare, significa saperlo fare.
Sapersi difendere in maniera effeciente equivale a vivere in pace, la guerra non ha equilibrio né vincenti, lascia solo dolore, sia essa rivolta ad altri o a sé stessi.
Le ore di allenamento di INDIVIDUO si basano sullo studio di sé stessi.
Ciò che l’addestramento al combattimento ci consente di fare è proprio imparare a conoscerci.
Sperimentando, improvvisando si cerca di adattare i movimenti appresi alla circostanza momento dopo momento. Il bisogno di sperimentare deve essere sempre stimolato anche se fosse solo per gioco.
Secondo alcune culture antiche la “via” del combattimento rappresenta una primordiale strada per scoprire sé stessi. Imparare a combattere ci aiuta a sentirci più sicuri; esiste un vecchio detto, che in molti conoscono, e dice: “se vuoi la pace preparati a combattere” (si vis pacem para bellum).
La preparazione necessaria per combattere, e questo lo sport lo insegna bene, si basa unicamente sul sacrificio, che apparentemente sembra solo sofferenza inutile, ma che in realtà rende migliori.
Ogni sacrificio ci rende fieri di noi stessi. L’avversario nello sport non è mai il nemico, ma un metro di misura, una figura di massimo rispetto grazie alla quale ci è possibile imparare sperimentando.
Questo pensiero di rispetto verso il nemico, che nasce con i Samurai è ciò che io ritengo necessario per progredire.

COMBATTIMENTI DEL 03/12/17

Nel freddo di questa domenica di fine autunno i nostri atleti/e hanno affrontato l’agonismo con la speranza di aumentare la loro esperienza in questo sport, sport che richiede un alto livello di presenza fisica e mentale.
Oggi abbiamo portato sui quadrati di gara solo atleti di K1/kick boxing.

Il vero successo della giornata di oggi è stato lo sportivo complimentarsi da parte dei nostri avversari a fine match. Ognuno di loro si è personalmente congratulato con me per la qualità dei nostri atleti e della loro performance sportiva.
Tuttavia io conservo i miei personali giudizi solo per quanto riguarda le difficoltà ancora da superare e le capacità da affinare. Dico questo con il rischio di sembrar freddo, ma con la consapevolezza di lasciar poco tempo alla lode e alla parola, per dare maggior spazio all’ analisi di ciò che ancora serve. Questo perchè il mio vero obbiettivo in definitiva è la crescita e la maturità sportiva dei miei atleti.

MANUELA CALZOLARI:
Combatte bene, stiamo lentamente entrando negli schemi di quanto sviluppato in palestra.
Purtroppo ci viene chiesto di combattere con il regolamento della kick boxing e quindi determinati automatismi vengono richiamati.
Certo manca ancora esperienza e lucidità prima di poterci sentire più sicuri e decisi, ma dal mio punto di vista qualche passo avanti oggi è stato fatto.
Manu combatte meglio nelle ultime riprese, questo è dovuto da un progressivo alleggerimento della tensione iniziale, vincendo così il match.
Abbiamo molto da fare, ma stiamo migliorando e questo per oggi è sufficiente.

DIEGO CARNOVALE:
Gestisce il match vincendo nettamente ogni ripresa, nonostante la notevole differenza di statura (avversario più alto e con leve più lunghe) Diego riesce a mandarlo spesso a vuoto e a rientrare, buoni anche gli automatismi di risposta. Combatte in maniera fluida e versatile colpendo con combinazioni sempre differenti e vince chiaramente.

MATTEO MAZZA:
Combatte ascoltando i consigli iniziali e dominando ogni ripresa.
Subisce poco, e imposta il ritmo, oggi il nostro avversario si è presentato calcolatore e sulla distanza, ma Matteo riesce ad avere la meglio, annullando anche ogni tentativo di clinch.
Vittoria all’unanimità anche per lui.

COMBATTIMENTI DEL 05/11/17

Anche oggi abbiamo esposto la nostra scuola alla dura legge dell’agonismo che a volte premia e a volte insegna.
Stiamo crescendo molto e questa mia analisi non dipende dai risultati ottenuti, che possono essere spesso anche dettati dalla fortuna, ma dal carattere dimostrato in ogni singola disciplina da ogni singolo atleta della Reactive Club.
L’ansia e la paura sono presenti, ma sotto il nostro controllo, non ci dominano lo spirito e la mente; e laddove la paura serve solo per il buonsenso non c’è terrore, e dove non c’è terrore c’è spazio d’azione e libertà di espressione.
Ogni atleta ha dimostrato questo grado di presenza ed è questo il mio vero orgoglio, forse il sunto del mio e del loro successo oggi; la loro crescente maturità agonistica mi appaga di tutte le difficoltà che ogni giorno affronto per crescere ragazzi e ragazze nel nome di questo sport a cui tanto ho dato e tanto ho chiesto.
Da annotare l’ impeccabile arbitraggio del nostro Daniele Convento arbitro nazionale.

EMANUELE MOGAVERO (Grappling):
Dopo una breve lotta in piedi, Emanuele si trova tra le gambe dell’avversario dalle quali esce e rientra più volte, la lotta si stabilizza, Emanuele è l’unico a tentare attacchi. Prende una gamba, ma resta indeciso perché non può attaccare il tallone in torsione, in quanto gli viene espressamente vietato dall’arbitro. Poco dopo prova una sedia elettrica dalla mezza guardia, ma anche qui, forse per paura di ripetersi (cosa che capisco ma non condivido) non chiude, perdendo la presa con le gambe.
Di li a poco Emanuele attacca un po’ più deciso a concludere il match, passa la guardia e chiude una Kimura (leva in torsione della spalla) dalla posizione di monta laterale (side mount).
L’avversario mostra segni di sofferenza sul viso e l’arbitro interviene prima del tapout (chiaro segno di resa) per evitare la lussazione o la rottura.

DIEGO CARNOVALE (K1 light):
Al termine della prima ripresa gli scambi sono tutto sommato equilibrati anche se Diego ha colpito più volte, nella seconda e nella terza, dopo un buon ascolto dei miei consigli sulla gestione della distanza, il match passa quasi totalmente nelle sue mani.
Diego manda l’avversario spesso a vuoto e inserisce valide combinazione. Vittoria indiscussa

MANUELA CALZOLARI (K1 light):
Dopo una prima ripresa nella quale si evidenzia un imbarazzante divario tecnico l’avversaria di Manu si ritira conscia di non avere gli strumenti per organizzare qualcosa di sensato.
Giornata sprecata per Manu che presto avra modo di incorciare con avversarie più degne.

MATTEO MAZZA (K1):
Matteo oggi ha affrontato un avversario francese molto pericoloso e dai colpi pesanti. Questo atleta il mese scorso ha inflitto un terribile KO dopo pochi secondi dall’inizio della prima ripresa con un tremendo gancio (questo mi viene ricordato alla fine del match da un mio atleta). Considerata la mole tozza e le braccia grosse, dico a Matteo di fare attenzione ai suoi ganci. Capisco anche che si finge calmo per partire forte e avviso Matteo delle probabili intenzioni del suo avversario. Non sbaglio….
Matteo parte ad un ritmo alto e attacca bene per contenere l’avversario che scarica pesanti colpi di braccia, ma che subisce di più ed esce pesantemente segnato al termine della prima ripresa, Matteo ha un piccolo taglio, lo guardo negl’occhi e vedo un po’ di disordine, qualche dubbio: “..la ripresa è nostra” gli dico “ma fai attenzione ai suoi ganci”, lo spingo ad usare il sinistro che arriva sempre a segno, ma capisco che sarà duro da mettere giù. Serve la testa per arrivare bene alla fine. E Matteo ascolta, tiene la lunga distanza piazza ottimi colpi e l’avversario viene contato una volta, sanguina dal naso, viene visto dal medico che lo fa proseguire. L’avversario ora si ci prova ancora, ma un po’ meno!
La seconda ripresa è tutta nostra. Nella terza ormai Matteo tiene la distanza, l’avversario prova ancora una carica in una fase all’angolo, attacco duro che però Matteo difende bene, torna a colpire da lontano mandando spesso l’avversario a vuoto.
Si esce dal ring con un match vinto a tutti i livelli qualche segno e un’altra medaglia!

COMBATTIMENTI A TORINO DEL 01/10/17

COMBATTIMENTI DEL 01/10/17

Dal rientro dalle vacanze estive iniziamo in questo 1° di ottobre la nostra stagione agonistica.
Ci rappresentano Matteo Mazza nella disciplina del K1 e Emanuele Mogavero nella disciplina del Grappling/Submission wrestling.

EMANUELE MOGAVERO:
Combatte evitando la lotta in piedi afferando velocemente la gamba dell’avversario tra le sue, imposta una mezza guardia serrata e sottomette con una sedia elettrica (leva che agisce sulle anche) dopo solo 20 secondi.

MATTEO MAZZA:
Domina tutta la prima ripresa assestando un KO con un calcio medio sinistro. Conduce bene anche la seconda ripresa attaccando con combinazioni di braccia e gambe. L’avversario non appare troppo ordinato, anche se insiste non riesce ad arrestare il ritmo di Matteo che spinge attaccando sempre. Nonostante ciò ad un tratto il nostro avversario prova alcuni calci girati non comuni, il che possono rilevarsi pericolosi perchè possono cogliere di sorpresa. Matteo si fa trovare coperto e nella terza ripresa dopo aver duramente segnato il naso dell’avversario chiude il match: un secondo KO con una ginocchiata sinistra in pieno fegato.