COMBATTIMENTI 16/07/17 – BORGARO T.SE

Questa è stata l’ultima delle giornate dedicate all’agonismo di quest’anno accademico prima delle vacanze e abbiamo avuto la possibilità di confrontarci ancora una volta.
La giornata di domenica è stata sfortunata per quanto riguarda la Kick e fortunata per quanto riguarda il grappling (la lotta).

MANUELA CALZOLARI: Match duro e combattuto, nella prima ripresa si vedono i risultati del lavoro fatto: distanza, tempi di entrata, concentrazione anche se non ancora ad un livello ottimale, Manu inizia ad imparare ciò che stiamo lentamente costruendo nelle sessioni di allenamento, ma la seconda e la terza ripresa subiscono un calo dastrico, dettato dalla mancanza di fiato, l’avversaria è tecnicamente meno lucida, parecchio ripetitiva, ma con un buon ritmo, Manu sta pensando a respirare e mentre gli grido di proteggersi incassa colpi che avrebbe potuto evitare.
Perdiamo questo match con l’amarezza di sapere che avremmo potuto vincere sul piano tecnico e mentale, ma abbiamo ceduto dal lato fisico.

MARCO CAFASSO: Il match parte intenso e a ritmo sostenuto, Marco tiene bene anche se visivamente meno sciolto, sembra condurre una buona ripresa incrocia e difende bene, se non fosse che all’improvviso l’avversario stacca una ginocchiata saltata, un colpo assolutamente vietato nei match di light contact, colpendo Marco sul naso, ovviamente il match viene interrotto e l’ignorante squalificato. L’ignoranza proviene da un maestro che insegna certe cose, questi atleti sono i codardi che non hanno il fegato di combattere per il KO e cercano vittorie nel light con sregolatezze e trucchi sporchi. La mia rimostranza sia nell’immediato che dopo con l’organizzazione ha portato ad espellere l’intero gruppo dagli eventi, in ogni caso noi il colpo lo abbiamo subito e questo resta.
In franchezza non so se Marco avrebbe tenuto quel ritmo per 3 riprese, in ogni caso era partito bene, molto meglio rispetto al solito e un arresto come questo può anche rivelarsi pericoloso.

MATTEO MAZZA: Nonostante la buona preparazione e la volontà siamo fermati dal ritiro del nostro avversario che qualche ora prima ha avuto un’attacco intestinale. No comment!!

FABIO BRUNO: Lotta concentrato e attento ai consigli. Manca ancora tecnica negli attacchi dalla mezza guardia e quindi non riusciamo ad approfittare del lock down. L’avversario finisce nella guardia di Fabio che prova ad alzare la fasciata di gambe per attaccare il gomito, l’avversario intuisce e difende abbbassandosi, vedo la scopèertura sui fianche e dico a Fabio:”Scorpion, Fabio!”
Lui immeddiatamente attaca e chiude il match con una compressione al costato con braccia e gambe Scorpion crunch appunto! Mitico pochi sanno come l’hai fregato compreso il tuo avversario!!!
Un regalo per me!

EMANUELE MOGAVERO: Viene inserito in un torneo di grappling dal quale potrebbe uscirne campione.
Primo match: Ema attacca con calma evita la lotta in piedi per prendersi la mezza guardia, da li passa incrociata e tenta leve americane, l’avversario intuisce, Ema prende la monta è da qui il vero premio per me, un ragalo come lo sento io: Ema esegue da manuale un armbar studiato con me e Marco Amedura 3 giorni prima, l’avversario batte velocemente, le sue difese non sono sufficienti.
Secondo match finale: Combatte contro un avversario titolato, ci è stato detto che ha 200 incontri e ha articoli sui giornali e persone che lo riprendono mentre si riscalda. Non mi lascio impressionare da tempo e confidando nel mio atleta e nelle mie conoscenze tecniche guido Ema ad affrontare il match con lo spirito prima che con il corpo. Saliamo sul ring in un match a senso solo Ema lo attacca di continuo, prova Brabo choke, “Cravatte”. L’avversario, preannunciato assai pericoloso, si difende e basta fino a subire una rear naked choke che porta il nostro atleta a vincere la sua seconda sfida italiana. Abbiamo molto lavoro da fare d’ora in poi!

1° MATCH:

2° MATCH:

COMBATTIMENTI 18/06/17 BORGARO TORINESE

Anche questa domenica passata è stata per noi della Reactive club dedicata al confronto in gara.
Come ogni gara anche questa è servita a definire il percorso dei futuri allenamenti.
L’ obbiettivo costante è la crescita personale attraverso il miglioramento delle proprie performance. Ogni evento ci da la possibilità di farlo! Perchè contribuisce a forgiare una qualche abilità mettendo a nudo un qualche lato debole.
Se si torna in palestra con la volontà di correggere quell’errore saremo sempre in evoluzione.
I risultati fanno la gloria, ma l’obbiettivo è ben più in là!
L’obbiettivo è sempre la conoscenza.

MARCO CAFASSO: Marco sta facendo un percorso che comporta molte difficoltà, inizia a combattere a 38 anni senza nessuna esperienza né pratica sportiva alle spalle. Questo è il punto di forza, il lato debole sono la fisicità e la flessibilità che lo rendono poco scattante e legnoso.
Marco si trova a combattere con ragazzi con ventanni di meno e molto più flessibili. Ma ciononostante riesce a ad avere un suo gioco, i colpi e i movimenti sono accetabili, ma la differenza è data unicamente dal ritmo e dalla flessibilità. Perde il match però combattendolo!
..e poi mi dice: “Io non mi arrendeo” , beh neanche io gli rispondo, siamo all’inizio!
“vola come una farfalla, punge come un’ape” Cit. Ali
Appenditelo in camera.

MANUELA CALZOLARI: Manu è stata ferma tanto tempo e le serve tempo per ripartire, affronta due avversarie, in una sola giornata. Per il primo match la scaldo, le parlo, la vedo sicura, tranquilla. Saliamo sul ring, prima ripresa l’avversaria tira come se stesse cercando il KO. Manu resta spiazzata, non riesce a raggirarla, si arrabbia, mentre questa indisciplinata atleta nonostante i continui richiami ufficiali non molla il tiro, Manu perde la bussola e non trova idee pratiche, la conforto la guardo e capisco che non sa come fare, provo a spiegarlo, ma il problema è nella sua testa, nel suo approccio preoccupato. Emotivo anziché razionale. L’ avversaria non dimostra intelligenza e viene squalificata. Vinciamo così! Ma per me conta solo Manu. Poche parole la lascio così. Parte il riscaldamento della seconda ripresa la stresso, la innervosisco, lei ha una reazione nervosa di risposta con me, proprio come poco prima con l’avversaria, mi fermo cambio immediatamente, torno razionale e le dico: “ esatto ora devi trovare la calma, adesso che sembra tutto sbagliato! Adesso devi cercare il tuo bersaglio!”. Lo capisce e nel secondo match usa e guarda molto di più, gira, esce e rientra. Il suo spirito combatte contro la sua abilità, in una lotta interiore dove il tempo e la scelta giusta si mischiano con il movimento sconclusionato fatto senza controllo. Pareggia questa volta contro una brava atleta francesce. Quello che hai imparato ieri potrai portarlo dentro per sempre.

EMANUELE MOGAVERO: Combatte con la volontà di applicare la strategia di lotta allenata nei mesi precedenti. Lo sport, e la sua bellezza è questa, è fatto di infiniti sacrifici per un breve momento di test. Si suda ore e ore per un gesto che può durare qualche frazione di secondo. Combatte due volte, la prima volta sfiora quattro finalizzazioni, ma manca la grinta per portare il colpo fino in fondo. Pareggio come da regolamento. Resto amareggiato e subito gli faccio notare che ha perso una soluzione che gli era stata servita su un piatto d’argento. Fortunatamente ci viene offerta la possibilità di riprovare, con l’istruttore dell’avversario appena affrontato. Con ferma decisione, quella che serve davvero, decidiamo di riprovare un secondo match. Ema si muove verso l’obbiettivo di usare la mezza guardia, ancora una leggera parte di incertezza si fa strada e servono i mie costanti richiami per fargli mantenere gli appigli, Ema batte il suo demone e trova la strada, porta a compimento la prima sedia elettrica della Reactive Club, regalandomi la gioia di aver portato in gara una mia idea. Grazie Ema stai crescendo bene!

MARCO AMEDURA: Combatte con un istruttore di MMA che ha chiesto un lottatore esperto.
Il suo avversario passa il tempo a difendersi cercando di non arrivare mai al confronto limitando i movimenti e avvinghiandosi senza tentare altro, Marco potrebbe trovare la strada perchè abbiamo già studiato come uscire da certi vincoli, ma la tecnica non è ancora sufficientemente affilata da produrre effetti e il match resta inchiodato in posizione di stallo. Data la presmessa mi aspettavo qualcosa un avversario più tecnico e pericoloso.

RICCARDO LUDOVICI: Ricky esordisce nel mondo dello sport da combattimento contro il primo avversario di Ema di 10kg più pesante (aveva combattuto con Ema per errore ndr), per quanto le mie raccomandazioni all’ organizzazione siano insistenti non sapremo mai chi andremo ad affrontare, le persone mentono pur di vincere, mentono sul peso, si fingono inesperte e molte volte ci riescono, in ogni caso conta come noi affrontiamo l’avversario perchè resta l’unica vera arma di difesa. Ricky caratterialmente reagisce bene lotta con coraggio, ma la differenza fisica si fa notare, tuttuvia apporta difese sensate ed esce da ogni attacco con successo, ma non vede però una sua strada per l’attacco. Avremo modo di tirar fuori le abilità di attacco e le uniremo ad un carattere già forte e formato!
Pareggio come da regolamento! Super Ricky!!!

MATTEO MAZZA: Matteo è uno dei miei più cari allievi, mi ha sempre aiutato nelle difficoltà ed è sempre stato presente ed affidabile. Lo scaldo, gli metto la vasellina sul naso, lo guardo negl’ occhi lo vedo pronto, gli raccomando di non sottovalutare, lo sento pronto.
Saliamo sul quadrato, un’ altro scalmanato francese che si butta come se non ci fosse logica, cerca probabilmente di innervosirlo, ma Matte mi segue ascolta e piazza i colpi migliori, progressivamente l’avversario perde resistenze e viene contato due volte. Avremmo potuto mandarlo al tappeto se lo avessi mirato un po’ meglio. Quindi la precisione e il tempo sono ora sul tavolo di lavoro,
Vittoria unanime!

COMBATTIMENTI 14/05/17

Nonostante alcune difficoltà , oggi sono uscito con i miei fighter per portare al Palamirafiori di Torino ciò che sto costruendo con loro durante gli allenamenti.
Non abbiamo vinto tutto e non abbiamo perso! Mi sento di poter etichettare questa giornata come una giornata speciale, una di quelle giornate che insegna, che lascia un “dopo” silenzioso e riflessivo, che spiana la strada e rende chiaro tutto quello che dobbiamo perseguire nei prossimi giorni per perfezionare il nostro gioco e le nostre strategie tecnico/tattiche. Mi congratulo con i miei ragazzi per la loro condotta in gara; tutti hanno avuto il coraggio di sperimentare quanto studiato in allenamento. Sono fiero di aver visto i miei atleti provare ad applicare quanto appreso in palestra e li ringrazio per non aver combattuto a caso e di impeto.
Si è dimostrato, come gruppo, un ottimo aspetto caratteriale, che ci ha permesso di affrontare le gare ed il confronto con uno spirito più centrato ed equilibrato.

MANUELA CALZOLARI: Manuela è tornata sul quadrato dopo quasi un anno e mezzo di assenza dalle competizioni a causa di un importante infortunio.
Il rientro si presenta tutt’altro che comodo e ci troviamo a dover incrociare i guantoni con un avversaria più pesante, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista dei colpi.
Manu segue bene le istruzioni e il match è abbastanza equilibrato, l’avversaria spinge di più e non indietreggia mai, Manu incrocia sovente, ma subisce forse qualcosa in più e allo scadere della terza ripresa viene dato il verdetto in favore della avversaria.
Nonostante il risultato Manu ha dimostrato ancora una volta le sue ottime qualità combattive, perde ma dimostra, prova insiste e lotta come può sino alla fine. Ottimo rientro!

FABIO BRUNO: Senza fretta Fabio conduce il gioco per finalizzare velocemente, poco dopo l’inizio del match prova un armbar, ma gli sfugge (deboli le prese di braccia e collo), immediatamente attacca la gola e sottomette rapidamente con una ghigliottina.

EMANUELE MOGAVERO: Poco dopo l’inizo del match Ema subisce un’ancata piena, arrivati al suolo però recupera velocemente. Davvero ottimo il lavoro di attacco da dentro la guardia: l’avversario, di oltre di 10 kg più pesante, non riesce ad eludere il gioco di Ema che resta seduto e comprime con i gomiti contro le coscie in cerca di una apertura, l’avversario cede ed Ema tenta un leg lock, l’avversario si libera e cerca un attacco a gomito e spalla da side top control una posizione molto usata nel Judo.
Ema inizia ad applicare parte di quanto studiato dalla mezza guardia sfiorando l’obbiettivo di poco. Nessuna finalizzazione parità da regolamento.

MATTEO MAZZA: Matteo combatte bene assesta i colpi più significativi, ma incontra un avversario che incassa come un sacco continuando ad avanzare. Nel corso delle tre riprese il nostro avversario dimostra davvero coraggio, nel video non si vede ma i colpi di Matteo lo hanno segnato ovunque sia in viso che in corpo. Viene decretato un pareggio che ci può stare data la coriacea volontà di attaccare del nostro avversario, ma i colpi più belli li ha scaricati Matteo usando parte di quanto allenato insieme durante gli allenamenti.

AMEDURA MARCO: L’avversario di Marco da forfeit all’ultimo secondo e ci viene trovato un avversario sostitutivo, che poi risulta essere lo stesso avversario che ha affronto Fabio qualche ora prima.
Mi è chiaro fin da subito che Marco cerca unicamente di applicare la strategia della mezza guardia. Applica una leva al piede per uscire dalla guardia avversaria (ho ricevuto persino i complimenti dal coach avversario per questa leva), ma moooolto sportivamente si ferma spaventato da un solido crack sonoro convinto di avergli rotto la caviglia.
Il match sarebbe vinto (come io e il coach avversario crediamo), ma l’arbitro non se ne accorge e gli atleti, in silenzioso consenso, partono con una rivincita dettata unicamente dalla voglia di lottare.
Marco vuole proprio applicare la strategia della mezza guardia e sfiora, come Ema prima di lui, l’obbiettivo per un soffio. Pari perchè non considerata la prima finalizzazione.

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INDIVIDUO – la difesa controtendenza

Mi chiamo Luca Calzolari e INDIVIDUO è il mio metodo di allenamento maturato in oltre 20 anni di esperienza diretta nel mondo dello sport da combattimento e della difesa personale.
INDIVIDUO si occupa di approfondire lo studio del combattimento senza regole, nell’ambito dello scontro in “strada” e per farlo si centra soprattutto sull’ aspetto mentale, spirituale ed emotivo.
Ho chiamato INDIVIDUO il mio metodo di addestramento perchè è proprio sull’individualità che si basa la filosofia che lo sostiene.
Durante gli anni dedicati all’apprendimento e alla pratica del combattimento in tutte le sue forme (sportiva, marziale, per sicurezza personale o privata), dopo aver gareggiato nello sport e dopo aver militato per oltre 15 anni nelle principali federazioni di Krav Maga internazionali, il mio pensiero e il mio studio del combattimento si sono progressivamente sempre più dissociati dal comune metodo di allenamento usato nei corsi di difesa personale nelle palestre.

LE BUGIE SULLA DIFESA PERSONALE
Già da diversi anni ormai il bisogno di allenarsi per aumentare la propria sicurezza è in esponenziale aumento. Ma, se è vero che la domanda è aumentata, sarebbe saggio chiedersi dove nasce il bisogno di porsi questa domanda!
La risposta è ovvia: il profitto! E’ un’altro bisogno indotto!
Devi sentirti sicuro, devi imparare a difenderti!
Nel 2000 rimasi affascinato dal Krav Maga e allora davvero nessuno sapeva cosa fosse, dopo poco più di 15 anni l’Italia si è letteralmente popolata di esperti. Ci sono migliaia di insegnanti e decine e decine di federazioni pronte ad insegnarti come difenderti!
Un business indiscusso!
Nel mondo delle arti marziali mancava qualcosa di specifico inerente la difesa personale, e.. “eccalalà!” la soluzione.
Lentamente le informazioni si sono accatastate e le fondamenta si sono solidificate, ora sapersi difendere è un “must”.
Ma attenzione…
Il sottile gioco mentale che si cela dietro la menzogna fa perno sul trucco di solleticare l’ego umano.
Basta davvero poco per convincere una persona che sia facile reagire di fronte ad un attacco di coltello. Lo sono gli istruttori per primi perchè sono stati letteralmente addestrati a considerare questo argomento con leggerezza. Questi e altri centinaia di esempi legati a differenti tipologie di aggressione mi hanno indotto a pensare che tutto questo rasenti la follia.
La verità è molto più amara e poco si confà con l’imparare rapidamente a difendersi.
Come ho detto infinite volte, si è pensato al nemico come ad un deficiente senza capacità che più che un aggressore ricorda un compagno di allenamenti con il quale giochicchiare.
Tutte queste incertezze legate alle arti marziali già si erano rivelate con le arti tradizionali negli anni 60 ed ora si sono solo aggiornate ed addattate ai tempi nostri, ma la bugia alla base resta la stessa.
Davvero, non accendo più tv e youtube perchè ormai il rincoglionimento avanza ad un livello tale che anche una matura indifferenza fatica a sopportare.
Difendersi in tutta sincerità è un punto di vista, perchè la domanda dovrebbe essere più “adulta”: difendersi da cosa?
E’ deducibile che sapersi difendersi è proporzionalmente possibile in base all’entità del pericolo.
Senza vergognarsi troppo delle conseguenze si è giocato molto sulla difesa della donna e del più debole, portando lentamente a pensare che anche i bambini debbano sapersi difendersi. E si pure loro! tra una playstation e una merendina devono uscire da uno strangolamento.
Insomma vendiamolo proprio a tutti questo bisogno di difendersi.
Ma ora un’altra domanda….quanto funziona il prodotto acquistato?
In verità poco, nessuna statistica di successo. Solo promozione.
Vale poco come ogni prodotto di grande distribuzione: facilmente riconoscibile, di scarsa qualità e che fa poco bene alla salute.

ECCO I PERCHÈ:
Durante i corsi di difesa personale si risponde a situazioni specifiche oltre le quali è impossibile improvvisare, se lui fa così io faccio “cosà”. Le difese si applicano solo su attacchi specifici, ma non prevedono la continuità e cosa avverrà dopo, non calcolano l’imprevisto perchè si basano su movimenti prestabiliti. La codifica non prepara l’allievo all’improvvisazione, la principale abilità del combattente.
Ci si occupa di come reagire ad un problema cercando una soluzione rapida, piuttosto che allenare infiniti modi di ricevere lo stesso attacco, si tende a semplificare per convenzione, ma così facendo si annulla l’istinto e ci si affida a movimenti che intuintivamente risultano difficili. Si deve sperare che chi ci attacca lo faccia proprio secondo gli schemi allenati.
E’ l’equivalente di organizzare un dialogo a monte presupponendo che al momento del confronto verbale ci vengano date le risposte desiderate; senza quindi considerare che il senso del discorso si strutturerà in realtà proprio durante il dialogo stesso.
Durante le lezioni di difesa personale si usa allenare le persone ad agire sotto stress, ma così facendo le si agita maggiormente e le si allontana dal cercare il proprio equilibrio interiore annullando la capacità di vedere dentro l’azione.
Nessuno si comporta bene sotto stress e questo è un dato di fatto, le azioni sono sommarie e dettate dall’agitazione ed è molto difficile risultare precisi ed efficienti.
Si instaura la falsa credenza che sia sufficiente conoscere i movimenti giusti per uscire vincenti, senza dover combattere mai. Si crea una zona mentale di confort dentro la quale chiunque può disarmare e colpire efficacemente. Si crea uno spazio mentale fasullo che rende abili senza essersi mai confrontati veramente, senza sangue e senza esperienza diretta. Questi sono i presupposti con cui si pensa di poter affrontare l’aggressore, che invece molto probabilmente è cresciuto a suon di pugni fin da bambino e che ha un carattere aggressivo e temprato.

La realtà è che lo stile di vita moderno ci rende deboli, fisicamente poco elastici, mentalmente stressati, spiritualmente distanti. Non esiste un sistema che possa creare un guerriero moderno senza unificare corpo, mente e spirito. Non lo si forma con qualche trucchetto affascinante, nè tantomeno con un attestatino che ne garantisce il livello.
Le persone hanno bisogno di attenzioni personalizzate per raggiungere l’indipendenza, hanno bisogno di essere capite, si deve essere onesti quando si lavora con il confronto fisico, perchè l’ unica certezza è la vulnerabilità, troppo comodamente sostituita con la presunzione o con la speranza che mai si arrivi a dover testare fino in fondo quanto imparato.

INDIVIDUO
L’ allenamento in INDIVIDUO ha tre fasi:
La prima fase è dedicata al corpo e alla sua funzionalità, a tutti gli aspetti tecnici valorizzando i principi alla base del movimento.
La seconda fase è dedicata alla mente che gestisce il confronto. Partendo dal semplice gioco sino ad arrivare al combattimento totale.
La terza fase si occupa dello spirito, coltivando respiro e silenzio interiore.

COMBATTIMENTI A TORINO IL 12/02/17

E’ iniziata anche quest’anno la stagione sportiva della Reactive con una giornata carica di intensi combattimenti che hanno portato i nostri atleti a confrontarsi sui quadrati di gara.
Indipendentemente dal risultato è meritevole dire che i nostri fighters si sono battuti con volontà ed impegno e questa resta la prima e più importante delle vittorie: quella di essere presenti!
Essere presenti, significa avere il coraggio di mettersi in discussione, ma è imperativo imparare a farlo con maturità, per comprendere gli errori fatti e tornare in palestra ad affinare il proprio stile.

MARCO CAFASSO K1 light: Combatte come può per gestire un coriaceo e scatenato atleta di almeno 20 anni più giovane che non gli lascia molto spazio e lo costringe a chiudersi in difesa.
Dato le difficoltà incontrate in questo match, Marco ha capito quanto il piano fisico sia determinante per potersi esprime in gara, avendo più chiaro il piano da seguire negli allenamenti futuri.

MARCO AMEDURA Submission:
Combatte due match. Nel primo match finalizza dopo 14 secondi stabilendo un record assoluto: sfruttando un errore avversario chiude una leva al tallone.. Nel secondo match, forse per via del rapido risultato ottenuto nel match precedente, sottovaluta l’avversario che invece attacca determinato e chiude una compressione al polpaccio prima che Marco riesca a trovare la strada per contrattaccare con una leva al piede.

1°MATCH

2°MATCH

EMANUELE MOGAVERO Submission:
Domina il combattimento in piedi proiettando l’avversario, una volta al suolo dopo un po’ di lavoro in guardia avversaria riesce a trovare uno spazio per chiudere una leva al tallone, e a questo punto il paradosso che sfiora la comicità: l’avversario dice che “non vale” e l’arbitro, che ovviamente non ha ben chiara la differenza tra una leva in torsione e una in compressione, ferma il match e squalifica Emanuele. Peccato che poco prima altri match si siano conclusi proprio con leve di torsione alla caviglia e tra cui anche quello di Marco…

FABIO BRUNO Submission:
Chiude il match in 16 secondi con uno strangolamento in ghigliottina su incerto avanzamento avversario.
Quasi veloce come Marco.

ALESSANDRO ALBANESE K1:
Incontra un avversario del team francesce che, come da mio preavviso subito prima del gong iniziale, parte molto forte e attacca ripetutamente. Ale combatte senza risparmiarsi e subisce colpi che avrebbe potuto evitare, imposta il combattimento con poca testa e con troppa rabbia e ha fretta di colpire, non misura tempi e distanze e non trova il match. Viene erroneamente contato su una caduta (conteggio poi revocato); il match prosegue a favore dell’avversario che lega in clinch e attacca principalmente le gambe con calci e ginocchiate. Durante uno scambio un gancio destro di Ale fa barcollare l’avversario, momento che però Ale in preda ad un demone cieco non riesce a sfruttare. Perde ai punti.

DIEGO CARNOVALE K1 light:
Combatte davvero bene, segue i consigli ma soprattutto, cosa che questa volta solo Diego è stato in grado di fare. Applica gli standard utilizzati in allenamento: risposte, combinazioni, automatismi e spostamenti costanti, utilizza bene la distanza e vince indubbiamente.

Allego anche i video dei match di novembre, 2 di Diego Carnovale e 1 di Eugenio Ratoi, non caricati in passato:

Diego1

Diego2

Eugenio

Buona visone

Combattimenti 09/10/16 Via Plava Torino

Oggi è riniziata la stagione agonistica per la Reactive club impegnata con due dei suoi atleti che hanno dato il meglio di loro stessi affrontando con coraggio il quadrato di gara.
Stiamo seguendo la TKC di Angelo Baglio da tempo perchè questa federazione sta letteralmente spopolando rispetto ad altre federazioni che organizzano in maniera sporadica e localizzata, inoltre la fiducia è data anche dalla sicurezza di garantire incontri equilibrati per i nostri ragazzi senza il rischio di incombere in spiacevoli sorprese!

EMANUELE MOGAVERO: Il match parte con qualche incertezza nella fase di lotta in piedi, finchè Emanuele prende l’iniziativa e tenta un attacco alle gambe, l’avversario prova a strangolarlo con una ghigliottina in piedi, ma Emanuele ricorda la tecnica studiata in palestra e non si fa fregare portando al suolo l’avversario.
La lotta al suolo rallenta ultieriormente il tiro del match, qualche ribaltamento con Ema che domina le posizioni e un avversario che si chiude a riccio con le mani “in preghiera” e senza tentare un minimo di azione.
Questa condotta, errata dal mio punto di vista perchè in queste gare si vince solo per sottomissione, trasforma uno sport dinamico in una rilenta attesa del gong.
Ci alleneremo anche per aprire queste difese passive e costringere l’avversario a lottare e non ad aspettare la fine per garantirsi il pareggio! Ripeto si vince solo per sottomissione quindi verdetto obbligato di pareggio.

ALESSANDRO ZANELLATI: Combatte bene e gestisce ritmo e distanze, Ale è al suo secondo match e si dimostra molta più calma rispetto alla primissima sua esperienza. Tuttavia non focalizza la ripetitività del suo avversario che spinge sempre con il low kick (calcio basso) esterno coscia.
Credo che questo abbia penalizzato l’esito del match concedendo un pareggio agl’atleti.

Bravi e determinati i nostri ragazzi che hanno dimostrato bene tecnica e carattere accettando la situazione e i verdetti, lo sport deve essere vissuto così con gioia senza ossessioni e ansie.
Ci si deve divertire di quel che si sta facendo!
Alla prossima

Le 3 fasi dell’ addestramento di INDIVIDUO

Il programma di addestramento di INDIVIDUO si divide in tre fasi:

-PRIMA FASE: Imparare
-SECONDA FASE: Applicare
-TERZA FASE: Gestire

PRIMA FASE:
Nella prima fase si impara a colpire nella maniera più appropriata e a difendersi dagli attacchi; si studiano tattiche, trucchi, distanze, tempi, si impara a cadere, a combattere al suolo e si fortifica il corpo con l’esercizio fisico.
Progressivamente si costruisce un arsenale di attacchi e di difese utili a rendere il corpo un’arma efficiente.
Questa fase è determinante e obbligata e non ha un termine in quanto l’evoluzione delle abilità personali è infinita.

SECONDA FASE:
La seconda fase è dedicata alla applicazione e al liberamento dei propri istinti. Combattere senza limitarsi al presupporlo e al teorizzarlo.
La seconda fase è composta da un’ insieme di molteplici TEST di confronto, progressivamente sempre più complessi e completi, utili a capire ciò che significa combattere realmente e a come applicare le tecniche studiate testandole in situazioni prive di ogni forma di collaborazione.
I TEST sono i veri “diplomi” o “attestati”, la vere “cinture” marziali in grado di dimostrare a noi stessi quanto ciò che si è appreso possa essere effettivamente usato e come farlo funzionare in combattimento.
ATTENZIONE: La seconda fase non è un passo obbligato e si può decidere di non accedervi MAI rimanendo all’interno della prima fase senza dover mai arrivare al confronto.
Questa scelta è rispettabilissima!
Si deve però capire, e deve essere chiaro ad ogni praticante, che senza TEST non si possono realmente misurare i progressi mossi nel mondo del combattimento e dell’autodifesa e né si può pensare di conoscere cosa si prova a combattere realmente.
La verità per essere tale ha bisogno di essere invalidata.
Ovviamente il tutto deve essere gestito da un insegnante responsabile ed esperto, che faccia indossare tutte le protezioni necessarie.

TERZA FASE:
La terza fase si occupa dell’ aspetto mentale e spirituale. La gestione delle proprie emozioni è necessaria per potersi esprimere liberamente nel combattimento totale, conoscendo ciò che emotivamente accade nel momento in cui ci si confronta in una reale aggressione da strada.
Questo è un passo obbligato indipendentemente dal fatto che si decida o meno di accedere ai TEST di combattimento della seconda fase.
La paura e la rabbia sono i sentimenti che ofuscano la nostra capacità di espressione, mitizzano ciò che avviene durante uno scontro oppure lo esasperano rendendoci incauti o immobili.
Attraverso la respirazione e la meditazione impariamo a gestire il nostro interiore e a entrare in contatto con la fase più profonda della nostra natura, imparando a liberarci dell’ attività frenetica della mente e trovando la pace interiore. Più aumenta la pace interiore, più ci si allontana dal pericolo.
Ciò che serve per affrontare il momento non può certamente essere deciso a monte; ci si può solo addestrare per essere al meglio delle nostre capacità spirituali, fisiche e mentali.

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I N D I V I D U O by Reactive Club

“I N D I V I D U O”
di Luca Calzolari

INDIVIDUO si occupa del combattimento fuori dal contesto accademico e sportivo in forma individuale e non generica.
INDIVIDUO non è un sistema, non è un metodo e né uno stile predefinito.
INDIVIDUO è solo un nome utile a capire di cosa si sta parlando.
INDIVIDUO pone il praticante nelle condizioni di considerare la situazione di pericolo da un punto di vista obiettivo prima che pratico.
Partendo dalle certezza assodata che ogni tecnica esistente codificata di ogni stile è solo uno strumento, e che è l’essere umano che lo utilizza a renderlo funzionale ed efficiente, INDIVIDUO non si focalizza sulla “tecnica”, ma unicamente sulle “abilità” raggiunte dal praticante ad ogni distanza e in ogni area del combattimento.
INDIVIDUO si occupa della persona, non del metodo.
INDIVIDUO esiste per ricordare alle persone che è necessario considerare seriamente la possibilità di perdere in uno scontro fisico.
Tanto più sarà forte questa consapevolezza, tanto più ci sarà onestà con sè stessi e con il tempo dedicato all’addestramento.
INDIVIDUO mette a nudo le lacune sul piano fisico, atletico e psicologico, motivando il praticante a superare i propri limiti costantantemente; incrementando abilità e consapevolezza il praticante si presenta progressivamente sempre più idoneo ad affrontare le difficoltà di un’aggressione improvvisa.
INDIVIDUO mette in chiaro il punto di partenza sul piano fisico, mentale e spirituale del praticante, e lo pone in condizione di considerare questo aspetto sempre.
INDIVIDUO utilizza la VIA del combattimento per aprire un varco nella coscienza.

LUCA CALZOLARI ED INDIVIDUO:
Il combattere ha fatto parte della mia vita fin dai primi anni, quando avevo 10 anni feci per la prima volta a pugni, fu lì che imparai a reagire. Dopo un lungo oblio di ignoranza a 20 anni circa iniziai la boxe, poi passai al JKD, al Kali e Panantukan, poi al Krav Maga, al Vale Tudo, Luta Livre, MMA, lotta olimpica, Kick Boxing, Choy Lee Fut, Capoeira, Qi Gong, Taijiquan, alcuni degli stili menzionati li praticai supercifialmente altri invece molto più intensamente. Letteralmente appassionato, innamorato del sapere ho cercato ovunque per trovare un significato, una risposta. Feci il mio percorso agonistico e mi presi qualche soddisfazione, iniziai ad insegnare nel settembre del 2003 e da allora non ho mai smesso di farlo.
Dopo quasi 20 anni di pratica diretta nelle arti marziali, sistemi di difesa personale, sport da combattimento, dopo aver combattuto in strada e sul ring, dopo aver vissuto esperienze dirette di interventi sia da civile che nel mondo della sicurezza privata, posso dire a 40 anni di aver inquadrato un mio punto di vista sull’argomento.
Alcuni maestri mi hanno insegnato a muovermi rispettando i principi fondamentali, altri mi hanno insegnato a cercare me stesso nel silenzio e comprendere l’aggressività dell’ego.
Tuttavia i migliori maestri sono stati i miei allievi, quelli da cui ho imparato di più.
E’ con loro che ho passato e passo la maggior parte del tempo dedicato al combattimento; ed è con loro che ho dovuto usare me stesso per imparare. Attraverso le loro difficoltà ho dovuto capire cosa servisse di volta in volta per aiutarli. Questo è in definitiva la miglior scuola che io abbia mai frequentato, quella dell’altruismo.
Insegnare significa imparare. Nel prendersi cura delle difficoltà dell’ “individuo” si apprendono infiniti dettagli legati al movimento e al carattere.
Attraverso l’utilizzo del corpo si “passa” gioia di vivere, mentre insegno imparo qualcosa di fondamentale per me.
Il fine è combattere per limitare la violenza e questo paradossalmente avviene solo attraverso il sacrificio e la fatica.
Tuttavia il lato difficile è giustificabile quando l’obbiettivo è lavorare per essere il miglior sé stesso di sempre.
Ho deciso di chiamare le ore che dedico all’autodifesa nei miei corsi INDIVIDUO perchè questo nome serve a ricordarmi qual’è il mio vero obbiettivo in ogni presente.

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ADDIO KRAV MAGA

ADDIO KRAV MAGA

Addio Krav Maga! Addio per sempre..
Questa mia scelta lascerà di stucco tutti i miei colleghi, tutte le persone e tutti gli istruttori che mi conoscono in Italia e all’estero.
Mi dispiace se inizialmente deluderò le loro e le vostre aspettative, ma è arrivato per me il momento di crescere, ed era da troppo tempo che desideravo farlo!
Alcuni si chiederanno quanto questo abbia senso, se sia o meno una mossa “furba”, ma per me è diventata ormai una necessità, un passo obbligato del quale sento di non poter più fare a meno.
Mi sento libero!
Libero di non dover sottostare ad una mentalità che non condivido più e nella quale sono rimasto intrappolato e dipendente per troppo tempo.
Dopo 13 anni di studio ed insegnamento del Krav Maga, dopo aver militato in molte federazioni italiane prima e internazionali poi è arrivato per me il momento di potare i rami secchi e guardare in faccia la realtà!
Penso che se in definitiva il fine mio ultimo sia quello di insegnare alle persone a difendersi in un combattimento per strada, devo prima di tutto essere sincero con loro e con le effettive possibilità applicabili che il sistema da me finora insegnato offre. Non posso più proseguire ad insegnare qualcosa che in prima persona non ritengo, a questo punto della mia maturazione individuale e professionale, sufficientemente valido ed applicabile.
Saluto e ringrazio tutti gli istruttori facenti parte del mondo del Krav Maga con cui ho avuto il piacere di allenarmi e collaborare nel corso degli anni.
Saluto e ringrazio tutti i maestri di Krav Maga che ho incontrato lungo la mia formazione.

I MOTIVI CHE MI HANNO PORTATO A QUESTA SCELTA?

Ho sempre considerato il Krav Maga come il metodo o sistema di difesa personale per eccellenza, quello più logico ed immediato nello scenario generale delle arti marziali ed è questo il motivo per cui ci ho investito tanto tempo e tanta attenzione.
Questa convinzione però si è spesso scontrata con un dubbio ricorrente: “tutto troppo facile”, ma soprattutto: “tutto troppo prestabilito” lui fa così, io faccio cosà! Mentre le mie esperienze dirette mi hanno sempre insegnato il contrario. Nulla è prestabilito e tutto può variare!
Migliaia di video su internet pubblicizzano istruttori super preparati, delle sottospecie di Rambo, che disarmano aggressori come se questi fossero dei dementi incapaci (i miei video fatti in passato non sono esenti da tale giudizio).
Ti metto in condizioni di fare un’ analisi quando guarderai il tuo prossimo video: “non limitarti a fermare l’attenzione su chi si difende, ma considera l’effettivo pericolo di chi attacca e la sua reale intenzione a fare male. Ti renderai conto che tutto viene scelto prima a tavolino, tu fai così e io ci costruisco la mia coreografia, ma se almeno una volta hai visto due persone infuriate fare a botte, ti renderai rapidamente conto che le cose non stanno così, che gli attacchi non sono così facilmente intuibili come si pensa e che applicare una qualsiasi tecnica in una situazione vera sia tutt’altro che facile”.
Si è istituita con il tempo la convinzione che l’aggressore sia un imbranato che le prende anche dalla più mingherlina delle praticanti e questo viene sempre più comunemente accettato….
Si è dato per certo che il sistema abbia in sé una qualche valenza superiore, valenza che trasuda verità presupposte e indiscutibili.
Falso! In uno scontro reale nulla è prevedibile e tutto si basa sull’ attitudine al combattimento.
Inoltre, chi pubblicizza se stesso con video e articoli riguardanti la difesa personale considera la scelta del tempo (e cioè l’azzeccare l’esatto istante in cui applicare il contrattacco) una cosa semplice quasi come bere un bicchier d’acqua.
Falso! Chi ha combattuto in strada o sul ring sa che il “timing” è la vera difficoltà della tecnica, qualunque essa sia e di qualunque stile o metodo di provenienza.
Ho avuto troppe volte davanti agl’occhi il dubbio che ciò che mi veniva insegnato fosse poco applicabile, ma mi sono sempre rifiutato di accettarlo nella sua semplice evidenza, perchè pensavo fosse più intelligente restare ad ascoltare ed imparare.
Ho fatto il mio percorso e non voglio “sputare sul piatto in cui ho mangiato”, credo tuttavia il Krav Maga sia una base come lo sia il Karate, il Kung Fu, ecc., ma che non sia la risposta definitiva.
Si è sostituito il nome difesa personale con il nome Krav Maga in Italia e questo fa pensare ad un successo indiscusso, ma se così fosse le aggressioni dovrebbero essere dimuite, limitate…ma non è così!
Ciò che maggiormente mi ha convinto ad intraprendere questo passo è la convinzione che si è instaurata nella mente di tutti i praticanti. La fasulla certezza che di fronte ad un’aggressione tutto sia semplice da risolvere. Si è erroneamente creata la convinzione che difendersi sia facile, ci si è convinti che la tecnica sia la chiave risolutiva, quando chi attacca non sa neanche cosa sia una catena cinetica, ma che tuttavia l’impeto e la volontà che applica nel colpire rendono il suo attacco pericoloso e tutt’altro che intuibile.

COME ALLENARSI SENZA IL KRAV MAGA?

Bisogna liberarsi di tutte le catene mentali se si vuole essere liberi!
Se ci si affida ad un sistema si cade vittima della codifica, mentre la realtà si manifesta imprevedibile, incalcolabile, ma soprattutto non può essere codificata a monte, semplicemente perchè non posso sapere cosa ha in testa chi mi attacca e che certamente cercherà di sorprendermi. Le variabili di un attacco improvviso rendono l’ intuizione dubbia, specie se non si concepisce il fattore della continuità.
Il tutto si definisce in una parola adattabilità, quando penso alla svolta che avrà d’ora in poi il mio percorso, mi riaffiorano alla mente parole che lessi oltre 20 anni fa; parole pronunciate da quello che considero il più sincero dei maestri: Bruce Lee, il quale aveva intuito la vera via, la vera scappatoia. “L’individuo è più importante di qualsiasi metodo o sistema”.
Io ho intenzione di occuparmi dell’ individuo!
Nessuno individuo è uguale ad un’altro e nel mondo in serie di oggi, tutti uguali, tutti in fila, la difesa viene venduta come cibo in scatola, preconfezionata da un grande marchio.
Io dico: impara a cucinarti da mangiare da solo. Quando ti accorgerai che la risposta che cerchi è fatta di sacrifici e non di scorciatoie, ti troverai finalmente davanti alla verità.
Potrai dapprima pensare che i diplomi, le cinture e i tanti attestati siano di valore, ma ricorda: mai sottovalutare chi ti sta di fronte, perchè senza diplomi appesi e passaporti marziali potrebbe essere colui che metterà fine alle tue convinzioni.
Sii umile con te stesso, riconosci i tuoi limiti e sforzati di superarli, non esiste altra strada, non esiste una scorciatoia. Tutti vogliono comprare il metodo per diventare invincibili, ma pochi accettano la cruda realtà di essere vulnerabili.
Se questo ti fa paura, sappi che sei finalmente entrato in “crisalide”! è il passo più importante, per una volta sei onesto e guardi il pericolo con gli occhi di un adulto.
Le abilità sono gli unici dogmi, l’umiltà di non sentirsi superiori a nessuno dà la coscienza di non sottovalutare mai.
La distanza sarà la mia legge, la continuità la mia certezza, la gestione del grado di azione (quanto infierire) la mia etica e la mia morale.
Per il resto tutto deve essere sempre messo in discussione e non lascerò mai più a nessuno la completa autorità sull’argomento perchè come disse Bruce:”Abbiamo solo due mani e due gambe e quindi esiste un solo modo per combattere!”

LA NECESSITA’ DI NON AVERE UN NOME:

Io continuerò ad insegnare difesa personale, ma non lo chiamerò più Krav Maga, non userò più quelle tecniche. Mi concentrerò unicamente sul momento, perchè è questo che devo fare, devo restare fermo sul presente come se il tempo non esistesse, come se il tempo fosse solo un istante mutevole ed illimitato.
Non sento il bisogno di creare un nuovo sistema, nuove tecniche, nuove idee.
Non sento la necessità di aggrapparmi al passato rimpastando ciò che ho usato fino a ieri. Combattere significa essere presenti, e questo può bastare, non serve dare un nome a tutto questo.
Serve solo essere di esempio per chi ha bisogno di aiuto; questo dovrebbero fare i miei colleghi quelli che come me hanno dedicato la vita a capire e ad imparare la VIA del combattimento.

COMBATTIMENTI 12/06/16

Concludiamo quest’anno accademico con un’ ultimo appuntamento con i combattimenti, dove cerchiamo di mettere in pratica, come sempre, le ore dedicate in palestra all’addestramento sportivo.

I video di Eugenio e Marco non sono di massima qualità, perchè ripresi con un cellulare.

MARCO CAFASSO: Affronta un avversario preparato e che colpisce troppo pesantamente per il contesto nel quale si è inserito e cioè il light contact. Il light contact deve essere interpretato come un approccio tecnico e stilistico al combattimento, per la forza ci si deve iscrivere al contatto pieno. In ogni caso l’arbitro penalizza e richiama Marco per le uscite dal tatami anzichè penalizzare l’avversario che lo induce a farlo perchè scaricava colpi troppo pesanti. Marco viene ingiustamente squalificato per le uscite eccessive dal tatami.

MATTEO MAZZA: Combatte composto e compatto contro un avversario che tira forte e senza troppo preoccuparsi dello stile, Matteo avanza con jab e ginocchio sx centrando in pieno l’avversario che si accascia al suolo. Parte il conteggio e al 8 capisco che non si sarebbe rialzato.

EUGENIO RATOI: Il combattimento parte ad un ritmo alto, Eugenio colpisce forte e anche l’avversario non è da meno, ma Eugenio ha la meglio in piedi, il combattimento passa velocemente al suolo dove Eugenio dopo alcuni scambi riesce a dominare in monta chiudendo il match con colpi pesanti sotto le telecamere di 4 rete.

MARCO AMEDURA: A pochi secondi dal gong Marco applica una proiezione di lotta grecoromana da manuale e rovescia l’avversario riscuotento gli applausi di tutto il palazzetto, l’avversario prova ad entrare in guardia e Marco applica una tecnica allenata in questi giorni, afferra il piede su tentativo di presa di guardia dell’avversario e tira di lì a poco una leva al tallone che costringe l’avversario al Tapout, anche lui ripreso dalle telecamere di 4 rete.