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IL CORSO DI INDIVIDUO

Sono passati due anni da quando ho presentato per la prima volta la mia idea di combattimento libero: INDIVIDUO.
Vorrei spiegare meglio come lavoro e qual’è il mio metodo sintetizzando i tre punti fondamentali che differenziano INDIVIDUO dagli altri metodi di combattimento non sportivo:

1. INDIVIDUALITA’:
Il difetto sistematico dei metodi prestabiliti è quello di offrire un programma adattabile ad ogni persona, la classe si muove tutta secondo un schema preimpostato, tutti uguali, tutti lo stesso movimento, logico se quindi solo in due riescono ad usarlo bene.
In INDIVIDUO le cose si muovono al contrario, la tecnica e la tattica sono in definitiva soltanto strumenti per sviluppare attitudine. L’attenzione viene focalizzata sulle capacità in fase di combattimento. Con la sperimentazione costante ogni praticante sviluppa un suo stile, lo fa testandosi in prima persona, con il tempo imparerà a selezionare le tecniche che più si confanno alla sua struttura fisica e alle sue abilità naturali. Solo sperimentando si accumula esperienza.
La realtà è che le persone sono differenti. Lo sono nella struttura, nel carattere, nella mentalità e lo sono nei tempi di apprendimento. Una tecnica può essere essenziale per una persona e pericolosa o inapplicabile per un’altra.
Qualcuno impara un movimento in un giorno, qualcun’altro in un mese, altri hanno bisogno di essere seguite per anni, di ripetere senza arrabbiarsi, gli serve qualcuno che li prenda per mano e li aiuti a fare meglio, con calma, senza nessuna fretta.
Serve creare una relazione stretta con l’insegnante, serve empatia, si deve sviluppare capacità di analisi e comprensione costante.
Questo aspetto è determinante.

2. SINCERITA’ E GRADUALITA’:
E’ molto difficile combattere nello sport perchè occorrono sacrifici che non accettano compromessi. Eccellere è questione di costanza, di attitudine, di predisposizione e di fortuna.
Combattere senza regole è difficilissimo, è pericolosissimo, non esistono categorie di peso, non ci sono salvaguardie arbitrali né preavvisi. Quindi difesa personale cosa vuol dire? che ti insegno qualche tecnica e puoi camminare sicuro per strada?
Non è così facile purtroppo.
INDIVIDUO ti offre la verità: non sei mai pronto, non puoi essere in grado di difenderti da ogni attacco, non lo sarai mai! Perchè anche io che te lo insegno non posso sapermi difendere da chiunque! Ci sarà sempre qualcuno in grado di battermi e questo vale per per ogni insegnante. Quindi nessuno possiede l’invincibilità, né la tecnica o lo stile che vince e prevale sempre. Sono tutte bugie, alcuni movimenti non li puoi proprio fare a nessuno se non ad un compagno che si muove come tu ti aspetti e che quindi agevola le cose.
Perciò dopo non troppo tempo inizi a capire meglio che cosa stavi cercando quando sei entrato in palestra, sai che insieme dobbiamo lavorare per migliorare, e che lo facciamo entrambi.
Quindi in INDIVIDUO ti verrà insegnato che non si tratta di sapersi difendere, ma di saper combattere e l’unica certezza che ti resterà sarà maturare che con l’allenamento lo si può fare sempre meglio.
Durante il corso farai centinaia di piccoli test che ti serviranno per farlo in maniera molto graduale, all’inizio saranno giochi, e a mano a mano che ti dimostrerai pronto l’asticella della difficoltà verrà alzata un po’, l’obbiettivo si sposterà sempre un po’ più avanti, ma mai prima né oltre il passo che stai compiendo.
Il tutto avverà nella massima sicurezza per te (massime protezioni), perchè l’ etica di INDIVIDUO non è violenza. Il tutto avverrà con calma. dovrai sviluppare correlatamente la giusta mentalità e il giusto approccio, la paura è molto difficlie da veicolare, la rabbia molto difficlie da quietare, lo si impara a fare un passo alla volta. Il motto è: “dentro quanto fuori”.
In INDIVIDUO i due aspetti sono speculari ed interconnessi.

3. IL LATO INTERIORE:
In INDIVIDUO ciò che conta non è la tecnica o lo stile che si adotta. Se non sei in grado di gestire il tuo respiro, il tuo mondo interiore, le tue emozioni e la frenesia dell’attività mentale la tecnica e lo stile servono a poco.
La meditazione, l’attenzione rivolta al respiro in ogni fase dell’azione, la concentrazione nel senso profondo del termine, sono tasselli insostituibili che portano a sviluppare un carattere centrato e deciso.
Quindi oltre ad imparare a muoverti, imparerai a respirare, a meditare, sperimenterai lo scontro in sicurezza ponendo attenzione su cosa fai e a cosa stai provando mentre ti confronti.

Dal mio punto di vista, l’ho più volte già detto, la difesa personale non esiste!
Il combattimento senza regole è il giusto nome. Ed è difficilissimo!
I sistemi che propongono la difesa personale sono specchi per allodole e non sono onesti nei confronti dei loro praticanti.
I vari metodi che girano su internet e nelle palestre sono pensati per vendere, questo è il motivo per cui un agonista di sport da combattimento non adotta quelle tecniche né se ne interessa.
La verità è che chi insegna è vulnerabile quanto chi impara, perchè siamo tutti fatti della stessa sostanza. Ci sono persone pericolose e persone non pericolose, ma la realtà sta dietro all’individuo non certo al sistema.
Ho lavorato molto prima di ritrovarmi al punto di partenza, e la verità è sempre la stessa se non accetto la mia debolezza non potrò mai migliorla.
Perchè non la vedo, cerco altro.

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10 CONSIGLI PER BATTERE LA PIGRIZIA E ALLENARSI PER CONSEGUIRE RISULTATI

Questo articolo é dedicato a tutti i neofiti e aspiranti atleti.
Se non ti sei mai allenato, se hai problemi di coordinazione, di voglia, di tempo, di fiducia in te stesso, se non sai da che parte iniziare questo articolo è stato scritto per te e potrebbe aiutarti a muovere i tuoi primi passi nel mondo delle palestre.
Ogni sportivo deve coltivare dentro di sé la giusta motivazione affinché lo sostenga nelle difficoltà e lo porti a raggiungere i suoi obbiettivi, ma questo non è un tuo problema adesso, a te serve partire e capire come mantenere con costanza l’allenamento.

1. NESSUN CONFRONTO
Quando si entra in una palestra per la prima volta, ovviamente ci si imbatte in modelli di atleti esperti che possono creare soggezione. Ci si può sentire incapaci guardandoli allenare, e si può arrivare a pensare di trovarsi nel posto sbagliato. Ci si convince che quelle cose non fanno per noi, che non le potremmo mai fare e che forse stiamo sprecando tempo.
SBAGLIATO!
Un atleta non nasce tale, lo diventa dopo anni, se pratica da molto tempo ha interiorizzato automatismi e sviluppato capacità, esattamente quello a cui tu aspiri! Quindi usalo come esempio e non come confronto, con il tempo lo conoscerai e potrà darti consigli utili e aiutarti.

2. UN PASSO ALLA VOLTA
Piccoli passi sommati portano lontano. Tanti piccoli obbiettivi superati portano ad un gran risultato! Il lavoro va distribuito e alleggerito.
Se non ti sei mai allenato alcuni movimenti possono sembrarti strani, forse addirittura innaturali. Affronta il “nuovo” un po’ alla volta, senza fretta, cerca di affinare i fondamentali e di imparare i principi che stanno alla base del movimento. La pratica e la ripetizione ti aiuteranno ad affinare ogni gesto.
Datti piccoli obbiettivi che possano essere superati facilmente, suddividi ciò che ti sembra difficile in tante piccole azioni di miglioramento progressivo.
In questo modo sarà più difficile cadere nella trappola della demotivazione.

3. FIDATI DEL TUO INSEGNANTE
Le cose necessarie da fare per ottenere ciò che ti sei prefissato non le conosci.
Se ti affidi ad un professionista, segui le sue direttive, spesso queste andranno in contrasto con l’idea che ti sei fatto sull’argomento, però raramente fantasia e realtà si sposano… considera che se il tuo istruttore è preparato ha metodi e conoscenze utili a sviluppare le tue capacità. Il motivo che ti ha portato a praticare è la visione di un te stesso migliore, più forte, più abile, più allenato, ma non sai farlo da solo. Se hai preso l’ iniziativa e sei entrato in un mondo a te nuovo e per nulla familiare non fissare paletti, evita i preconcetti e concedi fiducia a chi ti osserva. Non sentirti giudicato è infantile e controproducente.

4. DIVERTITI OGNI VOLTA
Si deve sviluppare la capacità di trovare l’aspetto divertente di ogni sessione di allenamento che non piace, questo consentirà di sorvolare la fatica con più facilità. Scoprirai che esistono aspetti che non immaginavi, a mano a mano che entrerai in profondità comincerai a vedere un quadro più ricco ed evoluto.
Ogni dettaglio può risultare influente e quindi, a tal proposito, scopri ciò che ti diverte di più e sommalo con ciò che hai capito essere necessario e migliorerai volta dopo volta.

5. NON AVERE FRETTA
Il detto “Roma non è stata fatta in un giorno” calza a pennello, a volte il fatto di non conoscere i rischi ci può inconsciamente spingere oltre le nostre attuali capacità o possibilità fisiche; non serve e non si devi avere fretta, si corre il pericolo di incombere in un infortunio. A suo tempo ogni cosa può essere fatta, non serve correre. E’ importante capire i dettagli, passo dopo passo.

6. PRENDI DELLE PAUSE
Cerca di capire quando hai raggiunto il limite, non spingere troppo oltre, ma attenzione: non anticiparne l’arrivo per un eccessiva paura. Il limite si supera spingendo un minimo oltre le proprie capacità, ma serve maturità, non esagerare è comunque un sano imperativo.
Prendersi una pausa di recupero può aiutare a concludere meglio la sessione rimasta. Senza eccedere è importante fissare delle pause e defaticare i muscoli interessati.

7. NON ESITARE A CHIEDERE SE NON HAI CAPITO
Questo consiglio è tra i miei preferiti! Quando non sai: chiedi! Il tuo istruttore è tenuto a spiegarti e guidarti alla corretta esecuzione del gesto. Non capirai al primo colpo, serve tempo e pratica per ottimizzare più dettagli insieme, ma almeno non farai di testa tua e ti affiderai a qualcuno di certificato e di preparato.
La regola vale all’infinito, se non sai chiedi, richiedi e chiedi ancora, finchè la tua mente non dirà: aahh, ecco.. ora ho capito!

8. SII OBBIETTIVO
Inutile denigrarsi né tanto meno glorificarsi, lascia le considerazioni del caso a chi ti sta formando, se sarà onesto non potrà che dirti che, anche se poco, stai crescendo, che stai migliorando. Se avrai avuto costanza qualcosa sarà accaduto per forza. Dal vertice opposto conserva sempre umiltà non mostrare vanti, anche se arriverai a superari atleti inizialmente più bravi di te, conserva un basso profilo e sarai sempre rispettato ed apprezzato dal gruppo.

9. IMPARA DA TUTTI
Un esempio vale più di mille parole, se sei l’ultimo arrivato chiunque può essere un modello da cui apprendere qualcosa. Ogni persona tende a personalizzare l’informazione ricevuta, questo ti permette di congelare gli aspetti prevalenti, perchè si ripetono indipendentemente dall’interpretazione, quelli sono i fondamentali, ciò che non può mancare. Parti da lì in caso di dubbio.

10. NON RIMANDARE E NON TROVARE SCUSE
Spesso capita che l’entusiasmo si affievolisce durante il passare dei giorni e partire da casa o da lavoro per andare in palestra diventa pesante, sbuffi pensando che questa sia l’ultima delle scelte accattivanti che il tuo cervello può offrire. OCCHIO!! ecco il tranello. Si, perchè quando invece capita che lo fai anche contro voglia scopri uscendo dalla doccia che in fondo n’è valsa la pena e che la noia è passata…
Ricapitoliamo un momento, cerchiamo di dare un significato a questa forma di pigrizia.
Dunque avevi un desiderio: imparare, metterti in forma, conseguire dei risultati, dimagrire, avere un bel fisico, volevi imparare a difenderti, volevi imparare a combattere ecc. ecc.
Hai constatato che pensarlo, immaginarlo, non equivale a farlo perchè l’immaginazione non aveva considerato tutte le difficoltà.
Quindi rinunci e torni alla vita di prima.
Ti rispondo così: sognare fa parte della natura umana, é qualcosa che nonostante le circostanze ci mantiene liberi. Provare a materializzare un sogno ha di per sè qualcosa di eroico, di avventuriero. Ci toglie dalla routine, dal vortice della noia, dell’autocommiserazione e della depressione.
Lo sport è movimento e il movimento è vita. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, la trasformazione deve avere matrici positive per renderci sereni, rinunciare alimenta la parte più buia che sempre dubita e che si alimenta di ipercriticità e invidia, tutti aspetti negativi. Rinunciare non significa solo perdere un occasione, rinunciare significa non vivere, significa avere paura, il tempo passerà comunque e allora tornerai a pensare che avresti dovuto farlo. Come siamo lo sappiamo già, ma é ciò che possiamo diventare che non mettiamo mai sul piatto della bilancia, e questo può essere determinante per noi e per l’esempio che lasciamo ai più giovani. Se fosse per una persona che ami veramente non molleresti, perchè mollare se si tratta di te stesso.

Al di là della motivazione, fissare un obbiettivo, ti permette di prenderti cura di te stesso, di prenderti uno spazio solo per te e di imparare qualcosa di nuovo. Imparare a fare con il tuo corpo movimenti che prima nemmeno sapevi esistessero, va ben oltre il bisogno di sentirsi belli in costume da bagno. Imparare qualcosa che puoi usare autonomamente resta, ti occupi della funzionalità del tuo corpo e della complessa bellezza che il suoi movimenti possono scaturire.

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LA PROFONDITA’ DI INDIVIDUO

Insegno e mi alleno nelle arti marziali da molti anni e ho, a mio modo, sviluppato una visione d’insieme su ciò che significa combattere. Ho investito e investo molto tempo nello studio del combattimento, ho fatto esperienza in ogni settore, cercando di affinare ogni giorno un qualche dettaglio che mi facesse crescere e capire. Più imparo e più sono portato a formulare a me stesso domande complesse, domande che però trovano quasi sempre risposte semplici. Ho capito che il miglioramento dell’individuo è il fine della mia ricerca. Non esiste un limite a questo aspetto e non esiste un uguale, ma solo similitudine.
Per anni ho in vano cercato un utopico “io” perfetto, in grado di vincere ogni sfida e ogni combattimento; un sistema, uno stile, un segreto che mi desse un vantaggio rispetto ad un ipotetico avversario immaginario . Ho cercato di usare lo sport e l’agonismo per testarmi, per mettermi alla prova. Ho cercato di raggiungere vette insormontabili, ma lungo il cammino mi sono fermato, prima o poi sapevo che sarei caduto, e così è stato, la verità è che ero già vecchio per puntare a diventare un grande campione. Ancora una volta guardavo le cose senza prospettiva, avrei presto però imparato che mi serviva una visione più matura.
Ho piegato quindi il mio bisogno di prevalere in una tasca e ho continuato ad allenarmi e a studiare, cercando di superare ogni giorno nuovi traguardi. Devo riconoscere che intraprendere correlatamente un cammino spirituale, mi ha aiutato ad espandere la visione di me stesso. Ho imparato ad essere meno sfrontato, meno presuntuoso e a conservarmi. L’infortunio mi ha messo molte volte di fronte alla realtà. Ho dato sempre più importanza all’autostima e sempre meno all’ego. Ho studiato e letto la vita di tanti grandi campioni, ho compreso le loro difficoltà e le loro debolezze. Ho imparato molte cose, cose scontate, forse ovvie, talmente ovvie però da essere tralasciate per mancanza di esperienza e di maturità. Ho imparato a mie spese che siamo fragili, che ci usuriamo con il passare del tempo, che ogni dura battaglia lascia un segno, che la violenza genera violenza e che nessuno è invincibile, perché anche il più grande campione viene sconfitto.
Non avevo mai veramente pensato di accettare la mia vulnerabilità, e questa si è sempre opposta al mio ego.
Raggiunta una certa coscienza però, sono ripartito proprio dalla consapevolezza di essere vulnerabile e, conscio di questa debolezza, ho stilato le basi della mia filosofia di combattimento: INDIVIDUO.
Ho capito e capisco ogni giorno che il vero nemico da battere è la propria paura, ma non solo una paura legata all’umiliazione o al dolore; una paura molto più grande: la paura di non poterci riuscire e di non avere possibilità di successo. Questo è ciò che passo alle persone che affidano la loro preparazione a me. Con il tempo e solo dopo molti errori, e perdite, ho capito come aiutare una persona a tirare fuori il meglio di sé stessa. Alcune volte fallisco perchè non riesco a battere i loro pensieri, il loro dubbio, il loro confronto con i dati di fatto, INDIVIDUO mette in luce la debolezza, ma è solo accettandola che si capisce quali sono i passi che muovono in direzione opposta. Motivare aiuta a non mollare, e non mollare è un imperativo di chi combatte.
Se si è pronti a perdere, se lo si mette in conto, se non si lotta disperatamente per cercare l’invincibilità, si libera la mente da molti pensieri e da ricerche inutili, si superano molte paure, inutili vanità e false convinzioni. Non ci si fa abbagliare da movimenti troppo prestabiliti e si impara l’umiltà e il sacrificio. Si impara a dare valore ai piccoli passi, ai piccoli traguardi, alla concretezza di ciò che miglioriamo più che alle grandi aspirazioni. Si comincia a misurare le cose per quelle che sono, e ci si mette sempre in discussione. Ogni ricerca viene affrontata con maturità, con coscienza. Questo è il mio modo di crescere e di vivere tutti i giorni che dedico allo studio del combattimento e delle sue relazioni filosofiche e spirituali con la vita. Partendo dalla sconfitta e dalla debolezza della natura umana ho cercato un miglioramento a più livelli.
Insegno ogni giorno da anni ormai, e questo mi ha permesso di conoscere tante persone e di relazionarmi con le loro idee di scontro. Ho imparato ogni volta qualcosa di diverso. Ogni diversa prospettiva mi ha rivelato qualcosa, anche solo un aspetto o un dettaglio, che ho preso in un qualche modo in considerazione e che mi ha permesso di capire cosa comunemente si cerca nel combattimento. Così facendo ho imparato quali sono le ideologie che accomunano le persone e che cosa vogliono e perché decidono di iniziare la pratica. Ci sono diverse similitudini nel modo di immaginare lo studio delle arti da combattimento, nonostante le innumerevoli differenze caratteriali che esistono da persona a persona.
Un aspetto comune predominante è la ricerca o il miglioramento della fiducia in se stessi, si vuole combattere o anche solo imparare a farlo per sentirsi riconosciuti e rispettati. In molti casi ho riscontrato un difficile rapporto con la figura paterna e in altri casi molta rabbia accumulata.
Ognuno a modo suo carica tensione nel corso della vita, e spesso capita che si cerchi una valvola di sfogo nel confronto per un senso di rivalsa. Il fascino e la curiosità che il combattimento scaturisce sono altri aspetti comuni e sono legati all’immagine che i vari attori/artisti marziali hanno negli ultimi 50/60 anni istituito nel cinema e nella televisione.
Nella propria mente tutti vogliono vincere e cercano a loro modo, di imparare a farlo, nessuno accetta mai la possibilità di perdere, o per lo meno considerarlo come parte di un tutto.
A mio parere se non si concepisce la sconfitta si analizza il combattimento solo a metà. La storia degli sport da combattimento ha insegnato che sono rarissimi i casi di imbattibilità, anche i più grandi hanno perso. E’ impossibile evitare il deterioramento e la fragilità quindi anche l’apice è solo un breve momento o periodo indefinito, e comunque relativamente breve. Ma nessuno considera che sentirsi forte è solo un momento. Si deve imparare per essere non solo per dominare. Allora sono arrivato alla conclusione che conta più il viaggio che la destinazione. Perché è proprio durante il viaggio che si vive la vita. Come il respiro, la vita si mantiene nel presente, mentre la mente e la fantasia si posizionano sempre in punti imprecisati avanti o indietro nel tempo, ma mai adesso.
La presenza è la vera arma che si sviluppa, la presenza garantisce la calma. La calma garantisce attenzione. L’attenzione garantisce precisione. E la precisione dipende dall’allenamento fisico. L’allenamento fisico dipende molto dalla qualità del pensiero.
La qualità del pensiero dipende dalla meditazione e dalla propria centratura.
Nessuno di questi aspetti andrebbe tralasciato, sono parti intrinseche e dipendenti le une dalle altre. Sono il mio modo di vedere le sessioni di ogni giorno e di condividere la mia esperienza.

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INDIVIDUO – OPINIONI DI CHI LO PRATICA

A distanza di un anno e mezzo da quando ho iniziato a lavorare ad INDIVIDUO, il mio programma di addestramento al combattimento da strada, ho pensato fosse utile al suo sviluppo porre alcune domande alle persone che lo hanno praticato con me lungo questo lasso di tempo.
Ho pensato che la mia prospettiva di INDIVIDUO potrebbe sorvolare alcuni dettagli ed alcuni aspetti importanti, forse dandoli per scontati. Ho quindi ritenuto utile allo sviluppo di INDIVIDUO stesso considerare le opinioni di coloro che lo praticano e lo studiano come me.
Ho sintetizzato tre semplici domande per cercare di capire quello che ho passato, e quello che hanno recepito ed interpretato a loro modo finora.
Ciò che mi ha colpito è che seppur hanno assistito alle stesse lezioni, ognuno di loro ha sviluppato un cammino differente all’interno dello stesso corso. Invece che fossilizzarsi tutti secondo gli stessi canoni, il gruppo ha dimostrato interessi e sviluppi differenti. Importante per me scoprire quanto la mia esperienza si sia plasmata sulla loro pelle, sulle loro emozioni e sulle loro idee di scontro.
Non li chiamerò per nome, ma userò delle lettere, rispettando il loro pensiero con l’anonimato. Lascio dunque ora libero spazio alle loro parole.

1. QUALI SONO, SECONDO TE, LE CARATTERISTICHE CHE DIFFERENZIANO INDIVIDUO DAGLI ALTRI SISTEMI DI COMBATTIMENTO?

A. Credo che Individuo sia una disciplina che cerca di ampliare gli orizzonti e le tecniche di combattimento e della difesa personale.
Cercando di mettere insieme le varie tecniche di combattimento delle varie discipline, fa si che si porti a conoscere e ampliare le varie situazioni in cui una persona può trovarsi in fase di combattimento o difesa personale.
Le situazioni che una persona può affrontare sono tante.
Individuo permette di studiare gran parte di queste situazioni.

B. Individuo è un sistema di lotta che unisce tutte le arti marziali con “trucchetti” da strada.
Molto utile all’autodifesa e molto realistico non essendoci schemi precostituiti.

C. Individuo nasce dalla esperienza e dalle conoscenze dell’ allenatore.
Gli altri sistemi, per potersi diffondere, devono essere una serie di tecniche schematiche, imposte agli istruttori, che non sempre le sentono proprie, e che permettono di difendersi unicamente ad attacchi prestabiliti.

D. Individuo si differenzia dagli altri sistemi di combattimento principalmente perché la sua metodologia e la sua tecnica si attendono alla concretezza, all’effettività di ciò che potrebbe accadere nella realtà.

E. In particolare l’assenza di regole e maggior capacità introspettiva e una visione d’insieme, poiché si considerano più aspetti, come ad esempio l’ambiente circostante, eventuali pericoli, la gestione mentale ed emozionale non legate alla performance, ma ad un rischio effettivo e reale.
La sfida più grande è lavorare in modo costante per arrivare ad avere e mantenere lucidità mentale nel caos più totale. Siccome è un obbiettivo difficile da raggiungere, credo e sento essere molto utile praticare meditazione con più costanza possibile (anche ad esempio prima e dopo lo sparring).

F. Più realistico
E’ sincero: non sei un supereroe!
Non mente: le lacune tecniche e fisiche emergono subito

G. Non ci sono regole prestabilite, non esiste un solo sistema di attacco, ma il tuo sistema di attacco e difesa in quella specifica situazione. Ogni volta peschi dall’arsenale senza preconcetti, ogni volta sarà sempre un po’ diverso.

2. QUALI SONO I VANTAGGI CHE INDIVIDUO HA PORTATO ALLA TUA CONCEZIONE DI COMBATTIMENTO?

A. Per la mia poca esperienza posso dire che i vantaggi sono i seguenti:
Capire le varie situazioni in cui mi posso trovare.
Capire le difficoltà che posso incontrare in fase di combattimento.
Quali sono i colpi proibiti per non arrecare troppi danni.
Come difendersi con piccole manovre.
Cercare di anticipare l’avversario nelle azioni di attacco.

B. Metodo reale non esistono schemi. Permette di uscire dagli schemi classici, e di non fossilizzarsi su una sola arte (pugilato, kick, lotta), ma sfruttare schemi variabili e imprevedibili (esempio cambi di guardia o colpi a sorpresa)

C. Il combattimento prevede l’incertezza e la probabilità/certezza di venir colpiti, non esistono tecniche o stili sicuri al 100% e questo è un dato da considerare quando si decide di agire.

D. Non avendo alcuna precedente esperienza di combattimento, praticando le tecniche di Individuo ho potuto confrontare quanto ho appreso con altre pratiche più diffuse, le quali ritengo forniscano risposte “meccaniche” ad aggressioni troppo schematizzate e classificabili, per me più lontane da un’effettiva realtà. Qualora fossi dovuto uscire da tali risposte schematiche, non avrei saputo come comportarmi e quali altre metodologie o tecniche usare.

E. La possibilità di provare ad uscire, a districarsi dall’ottica occidentale, dalla schiavitù del pensiero, cercando di ascoltarsi e sentirsi in modo più profondo e a fare anche un po’ conto con i propri limiti, difetti, convinzioni, paure e frustrazioni.
Imparare a stare e a tollerare il proprio silenzio e imparare a respirare sono due vantaggi enormi che Individuo dà attraverso la meditazione, ma anche una visione più realistica del mondo che ci circonda.

F. Si concentra sull’importanza del fighting!
Il concetto di continuità nello scambio.

G. A pensare che non è mai finita. Quando sei sotto una leva e ti manca il respiro, esistono sempre le dita dell’avversario le maschere, i genitali, la gola…Quando sei chiuso in un angolo, esiste sempre una diversa altezza di attacco, una prima via di uscita, e se non funziona, una seconda, una terza, una quarta e così via.

3. COSA TI HA INSEGNATO FINORA IL CORSO DI INDIVIDUO?

A. Il corso di Individuo, per la mia poca esperienza, mi ha insegnato a capire che le difficoltà in fase di combattimento sono tante e per uscirne non solo serve la tecnica, ma la tecnica collegata al “saper fare”. Per “saper fare” si intende ciò che ognuno di noi è capace a fare, a capire, in base all’esperienza maturata.
La tecnica si perfeziona, ma il “saper fare” è una caratteristica di ogni persona, che ci distingue dalle altre. In un forma diversa, posso dire, che viene insegnato il rispetto per gli altri e per l’avversario.
E’ poco il tempo in cui sono iscritto a questa disciplina, quindi non vorrei parlare della tecnica, che per me è da approfondire. Per ora mi limito a dire che ho imparato a difendermi in alcuni occasioni e come evitare alcune situazioni.

B. Tecniche di lotta mista (intesa come fusione di arti marziali).
Controllo del respiro e stato di calma.
A tentare di colpire a mani nude.

C. Ho imparato a gestire un attacco impostando una difesa efficace o un contrattacco sensato ed efficace e la conoscenza del combattimento a terra

D. Il corso di Individuo mi ha dato e mi da tutt’oggi la possibilità di avvicinarmi maggiormente alla realtà di una eventuale aggressione o combattimento, facendomi sentire maggiormente preparato sia dal punto di vista fisico, che dal punto di vista tecnico e mi aiuta a riconoscere prima eventuali avvisaglie o segnali.

E. A provare ad avere una visione integrata mente/corpo; l’importanza della gestione della rabbia e l’importanza del raggiungimento della calma interiore, sia finalizzata al combattimento, sia a vivere la propria vita e le nostre relazioni.
Il prevalere dell’astuzia e dell’intelligenza sulla mera forza.
L’importanza di non sottovalutare mai l’altro, abbandonando la propria presunzione di essere invincibili e onnipotenti.
Il profondo beneficio della meditazione e quindi anche quanto sia importante conoscersi ed essere consapevoli di chi siamo.

F. Che subire un’aggressione potrebbe trasformarsi in un combattimento e che bisogna essere pronti a combattere con tutte le “armi” a disposizione

G. A lasciar correre la mente nel combattimento

Grazie!

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INDIVIDUO – LA DIFESA CONTROTENDENZA parte II

La pratica che caratterizza INDIVIDUO si basa sulla fusione tra sport da combattimento, sistemi da strada e arti marziali interne.
Ho appreso nel corso degl’anni che si deve prima imparare a combattere e poi si può pensare alla difesa personale, non può avvenire il contrario.

Ho praticato Krav Maga per molto tempo e con grandi esponenti del settore, ciononostante lungo il mio percorso di apprendimento e per le mie ambizioni, non è mai bastato studiare solo tecniche da strada.
Ciò che il Krav Maga mi ha lasciato è sicuramente il pensare fuori dalle regole sportive per cercare l’elemento sorpresa, anche se non credo molto alle tecniche di disarmo da coltello, pistola e bastone.
Il resto del mio bagalio tecnico deriva dallo sport: boxe, kick boxing, lotta, grappling e soprattutto MMA. Il tempismo e la combattività si sviluppano con la pratica negli sport da contatto, mentre i sistemi di difesa non lo possono proprio trasmettere. Se si tratta di scambiare colpi, anziché giocare d’astuzia, serve esperienza diretta e ore di sparring alle spalle.

Queste “discipline” sono la base della mia formazione marziale e durante gli anni di pratica, studiandole ed insegnandole, lentamente il mio corpo e il mio istinto hanno cancellato lo spazio mentale che le rendeva separate e ho iniziato a vedere uno scenario più ampio che io ora chiamo INDIVIDUO. Nella sola improvvisazione riconosco espressione libera mentre tutto il resto lo considero studio.
Il mio pensiero quotidianamente si modifica e analizza il combattimento in forma libera senza regole, senza ristrettezze e senza schemi prefissati, affinando ciò che ritengo utile, che può essere inteso anche come la somma di tutte le conoscenze e degli automatismi maturati sull’argomento.
Il risultato è una lotta atta a rendere inerme in ogni modo e con ogni mezzo il “nemico”.
Per fortuna questa brutale sintesi, che pur ha bisogno di conoscenza profonda, ha a che fare unicamente con l’aspetto esteriore di INDIVIDUO.
La consapevolezza è l’aspetto interiore, ciò che rende ogni cosa sensata, ogni aspetto giustificabile e ogni allenamento un momento di crescita.
Senza una filosofia, senza sostanziose fondamenta e senza etica morale, tutto potrebbe sfociare in violenza ingiustificabile o vanità.
Nelle ore di INDIVIDUO non si cerca confronto diretto, ma l’analisi e il “sentire”, nonostante l’obbiettivo sia quello di trovare la forza necessaria per vincere uno scontro.
La conoscenza entra in profondità abbandonando il bisogno di considerare la violenza; quando si annulla il bisogno di affermarsi sugl’altri scompare il bisogno di combattere.
Tuttavia bisogna sapersi proteggere perchè, seppur l’obbiettivo non sia generare altra violenza, è obbligatorio non subirla inermi. Questa è la sintesi di ciò che io intendo come difesa personale.
Addestrarsi non per vincere, né per combattere, ma per non doverlo mai fare. Essere pronti non significa doverlo fare, significa saperlo fare.
Sapersi difendere in maniera effeciente equivale a vivere in pace, la guerra non ha equilibrio né vincenti, lascia solo dolore, sia essa rivolta ad altri o a sé stessi.
Le ore di allenamento di INDIVIDUO si basano sullo studio di sé stessi.
Ciò che l’addestramento al combattimento ci consente di fare è proprio imparare a conoscerci.
Sperimentando, improvvisando si cerca di adattare i movimenti appresi alla circostanza momento dopo momento. Il bisogno di sperimentare deve essere sempre stimolato anche se fosse solo per gioco.
Secondo alcune culture antiche la “via” del combattimento rappresenta una primordiale strada per scoprire sé stessi. Imparare a combattere ci aiuta a sentirci più sicuri; esiste un vecchio detto, che in molti conoscono, e dice: “se vuoi la pace preparati a combattere” (si vis pacem para bellum).
La preparazione necessaria per combattere, e questo lo sport lo insegna bene, si basa unicamente sul sacrificio, che apparentemente sembra solo sofferenza inutile, ma che in realtà rende migliori.
Ogni sacrificio ci rende fieri di noi stessi. L’avversario nello sport non è mai il nemico, ma un metro di misura, una figura di massimo rispetto grazie alla quale ci è possibile imparare sperimentando.
Questo pensiero di rispetto verso il nemico, che nasce con i Samurai è ciò che io ritengo necessario per progredire.

COS’ E’ INDIVIDUO

INDIVIDUO è il risultato della mia esperienza diretta nel mondo del combattimento. Il risultato di ciò che ho capito ed appreso in oltre 20 anni di pratica quotidiana.
Ho iniziato il combattimento in giovane età e sperimentato nel tempo molte forme e stili differenti.
Non mi ritengo un campione e non lo sono, non mi ritengo speciale e non lo sono.
Mi ritengo uno studioso del combattimento, in perenne ricerca e in continua autoanalisi.
Ho approfondito gli stili che sono più contemporanei a me, e approcciato a quelli più tradizionali per sviluppare un lato interiore e per cercare il significato più profondo, l’etica e la spiritualità di ciò che faccio e di ciò che insegno.

Sono stato un combattente e ho fatto esperienza in diverse discipline, attualmente sono un allenatore e coach di MMA,K1, Kick boxing e Grappling.
Ho 15 anni di esperienza nel Krav Maga Israeliano, ho studiato le filosofie del JKD di Bruce Lee e pratico meditazione quotidianamente.

INDIVIDUO in termini tecnici è l’unione di ciò che ogni giorno apprendo negli sport da combattimento, e di ciò che ho appreso combattendo; è il risultato di anni di lavoro nella sicurezza e di esperienze dirette in situazioni di strada.
La mia vita ha tutta un insieme di situazioni che mi hanno portato a conoscere e poi ad insegnare il combattimento.
Ma soprattutto per me INDIVIDUO è una domanda:
“Come combatteresti senza regole contro un avversario preparato?”

Questa domanda non ha una risposta che si possa schematizzare in gesti concreti. E’ più una domanda che comporta la responsabilità di essere. Essere presente, quieto, attento, cordinato, tempestivo, conservatore.
E’ la matura concezione che la violenza genera violenza e che limitarla, circoscriverla, pur conoscendola e pur studiandola attentamente, sia il fine ultimo di ogni minuto di addestramento.

INDIVIDUO è l’etica e la morale con cui combatto le debolezze e le tentazioni della natura umana.
E’ filosofia di vita e silenzio meditativo. E’ la ricerca di una pace interiore e di una centratura spirituale.
E’ la ricerca di una mente concentrata, attenta e controllata.

In termini pratici INDIVIDUO è amore per il movimento, per l’analisi del gesto, ma anche e soprattutto la necessità di affinare affinchè questo diventi pratico.
E’ la passione per l’armonia e per l’estetica del movimento.

INDIVIDUO è l’umiltà di non sentirsi mai superiori, mai certi, ma sempre intelligentemente aperti al cambiamento. E’ la volontà di una presenza attenta alla costante mutevolezza della vita.
E’ la consapevolezza di essere vulnerabili e di non poter vincere sempre e in ogni caso, e la concreta esperienza che ci si può far male. Senza idoli da emulare, senza confronti da ricercare.

Sono convinto, anzi ho imparato, che quando le emozioni entrano in gioco le capacità vengono meno. Se voglio far funzionare quello che conosco devo imparare ad essere imperturbabile sempre e sempre di più. Solo così centro me stesso e aiuto gli altri.

Quindi per te che mi leggi con pazienza fino a questo punto dico che INDIVIDUO è per me una via per imparare a vivere in armonia con me stesso. Usando l’analisi del combattimento metto in discussione tutte le amarezze della vita. Semplicemente perché il combattimento ha necessariamente il bisogno di utilizzare il controllo dell’ego per affermarsi ed evolversi sotto ogni aspetto. E l’ego è il male che peggio opprime lo stato estetico e spirituale di questa attuale società egoistica. INDIVIDUO si basa sulla condivisione.

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INDIVIDUO – la difesa controtendenza

Mi chiamo Luca Calzolari e INDIVIDUO è il mio metodo di allenamento maturato in oltre 20 anni di esperienza diretta nel mondo dello sport da combattimento e della difesa personale.
INDIVIDUO si occupa di approfondire lo studio del combattimento senza regole, nell’ambito dello scontro in “strada” e per farlo si centra soprattutto sull’ aspetto mentale, spirituale ed emotivo.
Ho chiamato INDIVIDUO il mio metodo di addestramento perchè è proprio sull’individualità che si basa la filosofia che lo sostiene.
Durante gli anni dedicati all’apprendimento e alla pratica del combattimento in tutte le sue forme (sportiva, marziale, per sicurezza personale o privata), dopo aver gareggiato nello sport e dopo aver militato per oltre 15 anni nelle principali federazioni di Krav Maga internazionali, il mio pensiero e il mio studio del combattimento si sono progressivamente sempre più dissociati dal comune metodo di allenamento usato nei corsi di difesa personale nelle palestre.

LE BUGIE SULLA DIFESA PERSONALE
Già da diversi anni ormai il bisogno di allenarsi per aumentare la propria sicurezza è in esponenziale aumento. Ma, se è vero che la domanda è aumentata, sarebbe saggio chiedersi dove nasce il bisogno di porsi questa domanda!
La risposta è ovvia: il profitto! E’ un’altro bisogno indotto!
Devi sentirti sicuro, devi imparare a difenderti!
Nel 2000 rimasi affascinato dal Krav Maga e allora davvero nessuno sapeva cosa fosse, dopo poco più di 15 anni l’Italia si è letteralmente popolata di esperti. Ci sono migliaia di insegnanti e decine e decine di federazioni pronte ad insegnarti come difenderti!
Un business indiscusso!
Nel mondo delle arti marziali mancava qualcosa di specifico inerente la difesa personale, e.. “eccalalà!” la soluzione.
Lentamente le informazioni si sono accatastate e le fondamenta si sono solidificate, ora sapersi difendere è un “must”.
Ma attenzione…
Il sottile gioco mentale che si cela dietro la menzogna fa perno sul trucco di solleticare l’ego umano.
Basta davvero poco per convincere una persona che sia facile reagire di fronte ad un attacco di coltello. Lo sono gli istruttori per primi perchè sono stati letteralmente addestrati a considerare questo argomento con leggerezza. Questi e altri centinaia di esempi legati a differenti tipologie di aggressione mi hanno indotto a pensare che tutto questo rasenti la follia.
La verità è molto più amara e poco si confà con l’imparare rapidamente a difendersi.
Come ho detto infinite volte, si è pensato al nemico come ad un deficiente senza capacità che più che un aggressore ricorda un compagno di allenamenti con il quale giochicchiare.
Tutte queste incertezze legate alle arti marziali già si erano rivelate con le arti tradizionali negli anni 60 ed ora si sono solo aggiornate ed addattate ai tempi nostri, ma la bugia alla base resta la stessa.
Davvero, non accendo più tv e youtube perchè ormai il rincoglionimento avanza ad un livello tale che anche una matura indifferenza fatica a sopportare.
Difendersi in tutta sincerità è un punto di vista, perchè la domanda dovrebbe essere più “adulta”: difendersi da cosa?
E’ deducibile che sapersi difendersi è proporzionalmente possibile in base all’entità del pericolo.
Senza vergognarsi troppo delle conseguenze si è giocato molto sulla difesa della donna e del più debole, portando lentamente a pensare che anche i bambini debbano sapersi difendersi. E si pure loro! tra una playstation e una merendina devono uscire da uno strangolamento.
Insomma vendiamolo proprio a tutti questo bisogno di difendersi.
Ma ora un’altra domanda….quanto funziona il prodotto acquistato?
In verità poco, nessuna statistica di successo. Solo promozione.
Vale poco come ogni prodotto di grande distribuzione: facilmente riconoscibile, di scarsa qualità e che fa poco bene alla salute.

ECCO I PERCHÈ:
Durante i corsi di difesa personale si risponde a situazioni specifiche oltre le quali è impossibile improvvisare, se lui fa così io faccio “cosà”. Le difese si applicano solo su attacchi specifici, ma non prevedono la continuità e cosa avverrà dopo, non calcolano l’imprevisto perchè si basano su movimenti prestabiliti. La codifica non prepara l’allievo all’improvvisazione, la principale abilità del combattente.
Ci si occupa di come reagire ad un problema cercando una soluzione rapida, piuttosto che allenare infiniti modi di ricevere lo stesso attacco, si tende a semplificare per convenzione, ma così facendo si annulla l’istinto e ci si affida a movimenti che intuintivamente risultano difficili. Si deve sperare che chi ci attacca lo faccia proprio secondo gli schemi allenati.
E’ l’equivalente di organizzare un dialogo a monte presupponendo che al momento del confronto verbale ci vengano date le risposte desiderate; senza quindi considerare che il senso del discorso si strutturerà in realtà proprio durante il dialogo stesso.
Durante le lezioni di difesa personale si usa allenare le persone ad agire sotto stress, ma così facendo le si agita maggiormente e le si allontana dal cercare il proprio equilibrio interiore annullando la capacità di vedere dentro l’azione.
Nessuno si comporta bene sotto stress e questo è un dato di fatto, le azioni sono sommarie e dettate dall’agitazione ed è molto difficile risultare precisi ed efficienti.
Si instaura la falsa credenza che sia sufficiente conoscere i movimenti giusti per uscire vincenti, senza dover combattere mai. Si crea una zona mentale di confort dentro la quale chiunque può disarmare e colpire efficacemente. Si crea uno spazio mentale fasullo che rende abili senza essersi mai confrontati veramente, senza sangue e senza esperienza diretta. Questi sono i presupposti con cui si pensa di poter affrontare l’aggressore, che invece molto probabilmente è cresciuto a suon di pugni fin da bambino e che ha un carattere aggressivo e temprato.

La realtà è che lo stile di vita moderno ci rende deboli, fisicamente poco elastici, mentalmente stressati, spiritualmente distanti. Non esiste un sistema che possa creare un guerriero moderno senza unificare corpo, mente e spirito. Non lo si forma con qualche trucchetto affascinante, nè tantomeno con un attestatino che ne garantisce il livello.
Le persone hanno bisogno di attenzioni personalizzate per raggiungere l’indipendenza, hanno bisogno di essere capite, si deve essere onesti quando si lavora con il confronto fisico, perchè l’ unica certezza è la vulnerabilità, troppo comodamente sostituita con la presunzione o con la speranza che mai si arrivi a dover testare fino in fondo quanto imparato.

INDIVIDUO
L’ allenamento in INDIVIDUO ha tre fasi:
La prima fase è dedicata al corpo e alla sua funzionalità, a tutti gli aspetti tecnici valorizzando i principi alla base del movimento.
La seconda fase è dedicata alla mente che gestisce il confronto. Partendo dal semplice gioco sino ad arrivare al combattimento totale.
La terza fase si occupa dello spirito, coltivando respiro e silenzio interiore.

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I N D I V I D U O by Reactive Club

“I N D I V I D U O”
di Luca Calzolari

INDIVIDUO si occupa del combattimento fuori dal contesto accademico e sportivo in forma individuale e non generica.
INDIVIDUO non è un sistema, non è un metodo e né uno stile predefinito.
INDIVIDUO è solo un nome utile a capire di cosa si sta parlando.
INDIVIDUO pone il praticante nelle condizioni di considerare la situazione di pericolo da un punto di vista obiettivo prima che pratico.
Partendo dalle certezza assodata che ogni tecnica esistente codificata di ogni stile è solo uno strumento, e che è l’essere umano che lo utilizza a renderlo funzionale ed efficiente, INDIVIDUO non si focalizza sulla “tecnica”, ma unicamente sulle “abilità” raggiunte dal praticante ad ogni distanza e in ogni area del combattimento.
INDIVIDUO si occupa della persona, non del metodo.
INDIVIDUO esiste per ricordare alle persone che è necessario considerare seriamente la possibilità di perdere in uno scontro fisico.
Tanto più sarà forte questa consapevolezza, tanto più ci sarà onestà con sè stessi e con il tempo dedicato all’addestramento.
INDIVIDUO mette a nudo le lacune sul piano fisico, atletico e psicologico, motivando il praticante a superare i propri limiti costantantemente; incrementando abilità e consapevolezza il praticante si presenta progressivamente sempre più idoneo ad affrontare le difficoltà di un’aggressione improvvisa.
INDIVIDUO mette in chiaro il punto di partenza sul piano fisico, mentale e spirituale del praticante, e lo pone in condizione di considerare questo aspetto sempre.
INDIVIDUO utilizza la VIA del combattimento per aprire un varco nella coscienza.

LUCA CALZOLARI ED INDIVIDUO:
Il combattere ha fatto parte della mia vita fin dai primi anni, quando avevo 10 anni feci per la prima volta a pugni, fu lì che imparai a reagire. Dopo un lungo oblio di ignoranza a 20 anni circa iniziai la boxe, poi passai al JKD, al Kali e Panantukan, poi al Krav Maga, al Vale Tudo, Luta Livre, MMA, lotta olimpica, Kick Boxing, Choy Lee Fut, Capoeira, Qi Gong, Taijiquan, alcuni degli stili menzionati li praticai supercifialmente altri invece molto più intensamente. Letteralmente appassionato, innamorato del sapere ho cercato ovunque per trovare un significato, una risposta. Feci il mio percorso agonistico e mi presi qualche soddisfazione, iniziai ad insegnare nel settembre del 2003 e da allora non ho mai smesso di farlo.
Dopo quasi 20 anni di pratica diretta nelle arti marziali, sistemi di difesa personale, sport da combattimento, dopo aver combattuto in strada e sul ring, dopo aver vissuto esperienze dirette di interventi sia da civile che nel mondo della sicurezza privata, posso dire a 40 anni di aver inquadrato un mio punto di vista sull’argomento.
Alcuni maestri mi hanno insegnato a muovermi rispettando i principi fondamentali, altri mi hanno insegnato a cercare me stesso nel silenzio e comprendere l’aggressività dell’ego.
Tuttavia i migliori maestri sono stati i miei allievi, quelli da cui ho imparato di più.
E’ con loro che ho passato e passo la maggior parte del tempo dedicato al combattimento; ed è con loro che ho dovuto usare me stesso per imparare. Attraverso le loro difficoltà ho dovuto capire cosa servisse di volta in volta per aiutarli. Questo è in definitiva la miglior scuola che io abbia mai frequentato, quella dell’altruismo.
Insegnare significa imparare. Nel prendersi cura delle difficoltà dell’ “individuo” si apprendono infiniti dettagli legati al movimento e al carattere.
Attraverso l’utilizzo del corpo si “passa” gioia di vivere, mentre insegno imparo qualcosa di fondamentale per me.
Il fine è combattere per limitare la violenza e questo paradossalmente avviene solo attraverso il sacrificio e la fatica.
Tuttavia il lato difficile è giustificabile quando l’obbiettivo è lavorare per essere il miglior sé stesso di sempre.
Ho deciso di chiamare le ore che dedico all’autodifesa nei miei corsi INDIVIDUO perchè questo nome serve a ricordarmi qual’è il mio vero obbiettivo in ogni presente.

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ADDIO KRAV MAGA

ADDIO KRAV MAGA

Addio Krav Maga! Addio per sempre..
Questa mia scelta lascerà di stucco tutti i miei colleghi, tutte le persone e tutti gli istruttori che mi conoscono in Italia e all’estero.
Mi dispiace se inizialmente deluderò le loro e le vostre aspettative, ma è arrivato per me il momento di crescere, ed era da troppo tempo che desideravo farlo!
Alcuni si chiederanno quanto questo abbia senso, se sia o meno una mossa “furba”, ma per me è diventata ormai una necessità, un passo obbligato del quale sento di non poter più fare a meno.
Mi sento libero!
Libero di non dover sottostare ad una mentalità che non condivido più e nella quale sono rimasto intrappolato e dipendente per troppo tempo.
Dopo 13 anni di studio ed insegnamento del Krav Maga, dopo aver militato in molte federazioni italiane prima e internazionali poi è arrivato per me il momento di potare i rami secchi e guardare in faccia la realtà!
Penso che se in definitiva il fine mio ultimo sia quello di insegnare alle persone a difendersi in un combattimento per strada, devo prima di tutto essere sincero con loro e con le effettive possibilità applicabili che il sistema da me finora insegnato offre. Non posso più proseguire ad insegnare qualcosa che in prima persona non ritengo, a questo punto della mia maturazione individuale e professionale, sufficientemente valido ed applicabile.
Saluto e ringrazio tutti gli istruttori facenti parte del mondo del Krav Maga con cui ho avuto il piacere di allenarmi e collaborare nel corso degli anni.
Saluto e ringrazio tutti i maestri di Krav Maga che ho incontrato lungo la mia formazione.

I MOTIVI CHE MI HANNO PORTATO A QUESTA SCELTA?

Ho sempre considerato il Krav Maga come il metodo o sistema di difesa personale per eccellenza, quello più logico ed immediato nello scenario generale delle arti marziali ed è questo il motivo per cui ci ho investito tanto tempo e tanta attenzione.
Questa convinzione però si è spesso scontrata con un dubbio ricorrente: “tutto troppo facile”, ma soprattutto: “tutto troppo prestabilito” lui fa così, io faccio cosà! Mentre le mie esperienze dirette mi hanno sempre insegnato il contrario. Nulla è prestabilito e tutto può variare!
Migliaia di video su internet pubblicizzano istruttori super preparati, delle sottospecie di Rambo, che disarmano aggressori come se questi fossero dei dementi incapaci (i miei video fatti in passato non sono esenti da tale giudizio).
Ti metto in condizioni di fare un’ analisi quando guarderai il tuo prossimo video: “non limitarti a fermare l’attenzione su chi si difende, ma considera l’effettivo pericolo di chi attacca e la sua reale intenzione a fare male. Ti renderai conto che tutto viene scelto prima a tavolino, tu fai così e io ci costruisco la mia coreografia, ma se almeno una volta hai visto due persone infuriate fare a botte, ti renderai rapidamente conto che le cose non stanno così, che gli attacchi non sono così facilmente intuibili come si pensa e che applicare una qualsiasi tecnica in una situazione vera sia tutt’altro che facile”.
Si è istituita con il tempo la convinzione che l’aggressore sia un imbranato che le prende anche dalla più mingherlina delle praticanti e questo viene sempre più comunemente accettato….
Si è dato per certo che il sistema abbia in sé una qualche valenza superiore, valenza che trasuda verità presupposte e indiscutibili.
Falso! In uno scontro reale nulla è prevedibile e tutto si basa sull’ attitudine al combattimento.
Inoltre, chi pubblicizza se stesso con video e articoli riguardanti la difesa personale considera la scelta del tempo (e cioè l’azzeccare l’esatto istante in cui applicare il contrattacco) una cosa semplice quasi come bere un bicchier d’acqua.
Falso! Chi ha combattuto in strada o sul ring sa che il “timing” è la vera difficoltà della tecnica, qualunque essa sia e di qualunque stile o metodo di provenienza.
Ho avuto troppe volte davanti agl’occhi il dubbio che ciò che mi veniva insegnato fosse poco applicabile, ma mi sono sempre rifiutato di accettarlo nella sua semplice evidenza, perchè pensavo fosse più intelligente restare ad ascoltare ed imparare.
Ho fatto il mio percorso e non voglio “sputare sul piatto in cui ho mangiato”, credo tuttavia il Krav Maga sia una base come lo sia il Karate, il Kung Fu, ecc., ma che non sia la risposta definitiva.
Si è sostituito il nome difesa personale con il nome Krav Maga in Italia e questo fa pensare ad un successo indiscusso, ma se così fosse le aggressioni dovrebbero essere dimuite, limitate…ma non è così!
Ciò che maggiormente mi ha convinto ad intraprendere questo passo è la convinzione che si è instaurata nella mente di tutti i praticanti. La fasulla certezza che di fronte ad un’aggressione tutto sia semplice da risolvere. Si è erroneamente creata la convinzione che difendersi sia facile, ci si è convinti che la tecnica sia la chiave risolutiva, quando chi attacca non sa neanche cosa sia una catena cinetica, ma che tuttavia l’impeto e la volontà che applica nel colpire rendono il suo attacco pericoloso e tutt’altro che intuibile.

COME ALLENARSI SENZA IL KRAV MAGA?

Bisogna liberarsi di tutte le catene mentali se si vuole essere liberi!
Se ci si affida ad un sistema si cade vittima della codifica, mentre la realtà si manifesta imprevedibile, incalcolabile, ma soprattutto non può essere codificata a monte, semplicemente perchè non posso sapere cosa ha in testa chi mi attacca e che certamente cercherà di sorprendermi. Le variabili di un attacco improvviso rendono l’ intuizione dubbia, specie se non si concepisce il fattore della continuità.
Il tutto si definisce in una parola adattabilità, quando penso alla svolta che avrà d’ora in poi il mio percorso, mi riaffiorano alla mente parole che lessi oltre 20 anni fa; parole pronunciate da quello che considero il più sincero dei maestri: Bruce Lee, il quale aveva intuito la vera via, la vera scappatoia. “L’individuo è più importante di qualsiasi metodo o sistema”.
Io ho intenzione di occuparmi dell’ individuo!
Nessuno individuo è uguale ad un’altro e nel mondo in serie di oggi, tutti uguali, tutti in fila, la difesa viene venduta come cibo in scatola, preconfezionata da un grande marchio.
Io dico: impara a cucinarti da mangiare da solo. Quando ti accorgerai che la risposta che cerchi è fatta di sacrifici e non di scorciatoie, ti troverai finalmente davanti alla verità.
Potrai dapprima pensare che i diplomi, le cinture e i tanti attestati siano di valore, ma ricorda: mai sottovalutare chi ti sta di fronte, perchè senza diplomi appesi e passaporti marziali potrebbe essere colui che metterà fine alle tue convinzioni.
Sii umile con te stesso, riconosci i tuoi limiti e sforzati di superarli, non esiste altra strada, non esiste una scorciatoia. Tutti vogliono comprare il metodo per diventare invincibili, ma pochi accettano la cruda realtà di essere vulnerabili.
Se questo ti fa paura, sappi che sei finalmente entrato in “crisalide”! è il passo più importante, per una volta sei onesto e guardi il pericolo con gli occhi di un adulto.
Le abilità sono gli unici dogmi, l’umiltà di non sentirsi superiori a nessuno dà la coscienza di non sottovalutare mai.
La distanza sarà la mia legge, la continuità la mia certezza, la gestione del grado di azione (quanto infierire) la mia etica e la mia morale.
Per il resto tutto deve essere sempre messo in discussione e non lascerò mai più a nessuno la completa autorità sull’argomento perchè come disse Bruce:”Abbiamo solo due mani e due gambe e quindi esiste un solo modo per combattere!”

LA NECESSITA’ DI NON AVERE UN NOME:

Io continuerò ad insegnare difesa personale, ma non lo chiamerò più Krav Maga, non userò più quelle tecniche. Mi concentrerò unicamente sul momento, perchè è questo che devo fare, devo restare fermo sul presente come se il tempo non esistesse, come se il tempo fosse solo un istante mutevole ed illimitato.
Non sento il bisogno di creare un nuovo sistema, nuove tecniche, nuove idee.
Non sento la necessità di aggrapparmi al passato rimpastando ciò che ho usato fino a ieri. Combattere significa essere presenti, e questo può bastare, non serve dare un nome a tutto questo.
Serve solo essere di esempio per chi ha bisogno di aiuto; questo dovrebbero fare i miei colleghi quelli che come me hanno dedicato la vita a capire e ad imparare la VIA del combattimento.