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COMBATTERE PER DIFENDERSI

Se si parla di difesa personale si parla di combattimento.
Non sono termini che si possono realmente separare.
Dalla mia esperienza ho imparato che la tecnica e l’allenamento fisico sono gli unici fattori che possono dettare una differenza sostanziale durante il combattimento.
Nelle mie concezioni il combattimento ha solo due tipi di espressione:
-Combattere con le regole
-Combattere senza regole
La differenza è davvero netta e la seconda opzione è decisamente più complicata, se si considera un confronto ad armi “pari”.
L’addestramento al combattimento senza regole richiede necessariamente una notevole esperienza nel combattimento con le regole. In fattori di tempismo, coordinazione, reattività e resistenza l’esperienza nel combattimento con le regole è indispensabile.
Le abilità che si acquisiscono nel confronto diretto sono sostanziali per concepire realmente la difesa personale.
Se si pone la stessa concentrazione agonistica combattendo senza regole, lo scenario tecnico si espande all’infinito, i rischi aumentano esponenzialmente e si possono creare danni importanti.
Il combattimento senza regole si complica ulteriormente se aumentano i contendenti e se si inserisce l’uso di armi o oggetti occasionali.
Non si può quindi, e questo lo dico per esperienza diretta, limitare la difesa personale ad un sistema che la semplifichi.
L’unica cosa che conta è l’ esperienza.
L’esperienza non può essere condivisa; si condivide la tecnica, la meccanica del movimento, il trucco, la tattica, l’idea, ma l’esperienza è come l’ individuo: è personale e può solo essere vissuta.
L’esperienza è di aiuto per se stessi e per gli altri.

COME LAVORO LA DIFESA PERSONALE OGGI
Non serve sprecare tempo con stereotipi, serve capire la differenza che ci caratterizza per usarla nella nostra evoluzione.
Individuale!
Per poter coltivare la propria individualità bisogna conoscersi, e per conoscersi si deve avere “il coraggio” di andare in profondità.
Dopo anni di studio, apprendimento e selezione ho imparato ad insegnare quasi ad ogni livello. Ciò che ho imparato e che identifico con la parola INDIVIDUO è proprio la scelta di non puntare “alla classe”, ma al singolo individuo.
Ci sono infinite differenze che ci caratterizzano. Serve capire la propria natura e il proprio potenziale naturale.
Nel farlo combatto con il loro ego e con la loro autostima cercando di battere il primo e glorificare la seconda.
Il lavoro individuale è molto delicato perché mi porta ad entrare nella testa dell’allievo, capire cosa sa e cosa pensa sul mondo del combattimento e stimolarlo a dare qualcosa in più.
I risultati sono soddisfacenti, se lavoro sulla coscienza e sulla consapevolezza ottengo risultati anche sul piano pratico e fisico.
Le persone mi passano “feedback” incredibili, importanti.
Sono i loro feedback che garantiscono la qualità del mio metodo.